mercoledì 20 giugno 2018

Accettare la realtà

Accettare la realtà che stiamo vivendo è spesso la cosa più difficile da fare. 
I fatti, le azioni, le parole che diciamo o che ci vengono dette, gli avvenimenti, le condizioni, SONO la realtà.
La realtà è REALE. 
Sembra banale da dire, ma spesso quello che facciamo è nascondere la realtà di quello che siamo e di quello che stiamo vivendo, a noi stessi.

La realtà, che ci piaccia o no, esiste per insegnarci qualcosa. 
Va guardata, definita, vanno trovate le parole per descriverla. 
E va accettata, non passivamente ma RESPONSABILMENTE, con quella responsabilità che abbiamo nei confronti, prima di tutto, di noi stessi e del nostro stare bene.

Pranava MC Leboffe
foto di MabelAmber su Pixabay

giovedì 14 giugno 2018

Chiudere

Sarà il corpo a dirci quando chiudere. Non la testa. La testa terrà, cercherà di mantenere, di controllare. Il corpo dirà chiaramente: ora basta. L'ascolto del corpo è fondamentale per la nostra vita, non mi stancherò mai e poi mai di ripeterlo. Situazioni, relazioni, ambienti: quando il corpo inizia a mandare segnali sotto forma di sensazioni precise, qualcosa va rivisto, lasciato andare o concluso.
Il corpo non passa attraverso gli schemi sociali, mentali o di educazione. Il corpo è puro istinto, pura anima, pura guida. E quando inizia a parlare va ascoltato.
E se il corpo ci dice di chiudere qualcosa, vuol dire che quel qualcosa, in quel momento, non fa più per noi, non è più utile alla nostra crescita. Il corpo parla per sensazioni semplici, tensioni, fastidi, attivazioni, non parla per concetti o astrazioni. E' concreto, come concreti sono i passi che dobbiamo fare per stare meglio ed andare avanti nella nostra vita senza fatica.
Non ci viene chiesto altro. Ascoltarci, allinearci a noi stessi e agire.

Pranava MC Leboffe
- riproduzione citando la  fonte



foto di DanielReche su pixabay

lunedì 4 giugno 2018

Vivere nello stupore

Vivere passo dopo passo significa vivere senza attaccamento. Senza guardare al risultato ma apprezzando ogni momento del percorso. La nostra vita è un viaggio che abbiamo deciso di intraprendere e che si sviluppa e si svela momento dopo momento sotto i nostri occhi. La vita stessa è un mistero. Davanti ad essa abbiamo una unica possibilità: stupirci come bambini, stupirci davanti a ogni singolo evento, cambiamento, evoluzione. Lo stupore è l'arma più forte che abbiamo per vivere, per vincere quella paura che spesso, nei passaggi e momenti difficili, può toglierci il respiro. Lo stupore ci consente di meravigliarci e di aprirci a quello che sta passando nella nostra vita.

Pranava MC Leboffe

- riproduzione citando la fonte


 
(foto capri23auto su pixabay)

sabato 10 marzo 2018

Non definire

Definire una situazione che stiamo vivendo, classificarla, significa caricarla di un significato che non ha. Significa guardarla con le lenti di altre situazioni che abbiamo vissuto. In sostanza significa bloccarla. L’Universo ci guida verso un’evoluzione costante, tutto è in movimento e tutto muta continuamente. Per stare nel flusso del mutamento, bisogna lasciare andare la spinta, l’urgenza di definire. Questa urgenza ha a che fare con la paura, con il controllo, non è mai positiva e generatrice. Blocca.
Il fluire del Campo è calmo, lento, segue una sua logica integrandosi con quella della nostra stessa Anima, una logica che, a volte, può sfuggire alla nostra comprensione.
Ma ogni evento, ogni parola che ci viene detta, ogni persona che incontriamo e che entra nella nostra vita ha un senso per la nostra crescita. La sola cosa che ci viene chiesta è di essere attenti, di attendere e vedere in che direzione ci viene voglia di muoverci.
Vivendo così non sbagliaremo mai, perché lo sbagliare, come il fossilizzarsi in situazioni che non sono più per noi, nasce prima di tutto dalla paura. Dalla paura a lasciarsi andare, dalla paura a lasciarsi guidare da questo campo intelligente in cui tutti siamo immersi, che vuole condurci solo e soltanto verso il nostro Bene e la nostra piena realizzazione.

Maria Cristina Leboffe
©2018


- Copia consentita citando la fonte

photo by cieldevendee on pixabay 

sabato 27 gennaio 2018

Sono una HSP, e ne vado fiera

Stavo vivendo un periodo piuttosto confusionale. Avevo tanti stimoli e spunti su nuovi progetti e nuove attività da proporre. Trovavo stimoli creativi ovunque. Qualcuno mi parlava e tra le sue parole riconoscevo un messaggio per un mio progetto. Camminavo per strada e si materializzava ciò a cui stavo pensando in quel momento. Leggevo un articolo e mi venivano mille idee. La mia testa era in sovraccarico, e in quei giorni facevo parecchia fatica ad ascoltare il corpo.
Fu in quel periodo che, una domenica, mi imbattei per caso nel libro di Rolf Sellin 'Le persone sensibili hanno una marcia in più'.  Avevo già letto alcuni articoli sulle HSP, le Highly Sensitive Persons, ma li avevo, in qualche modo, snobbati.
Quando ho visto questo libro qualcosa mi si è fermato dentro. E quando nelle prime pagine ho trovato scritto che: "La particolare modalità di percezione degli ipersensibili, che li porta a cogliere un numero incredibile di stimoli, li obbliga anche a elaborare un'enorme quantità di informazioni", mi si è letteralmente aperto un mondo.
Mi riconoscevo, finalmente.

Mi riconoscevo in una categoria di persone (siamo circa il 20% della popolazione), che è dotata, anzi super-dotata, di una sensibilità, sensitività e intelligenza fuori dal comune (aggiungerei anche creatività). Il che risulta da un lato un vantaggio enorme, ma dall'altro particolarmente impegnativo, se una persona non sa di esserlo e sopratutto se "soccombe" a questa ipersensibilità.

L'essere HSP non si manifesta da adulti. Con questa ipersensibilità ci si nasce. E se un bambino ipersensibile non viene riconosciuto e non ha intorno a sè un ambiente coerente, sicuro e adatto a questa sua caratteristica, ne soffrirà all'ennesima potenza. E piano piano, per sopravvivere (sì perchè di puro istinto di sopravvivenza si tratta), inizierà a soffocare le sue percezioni, fino ad arrivare a non sentirsi più. Gli stimoli saranno così elevati per lui, in un ambiente familiare che spesso non realizza di avere a che fare con un bimbo ipersensibile, che l'unica soluzione sarà diventare insensibile a tutto, ai segnali del corpo, alle emozioni. Con tutto quello che ne conseguirà nel corso della vita, ove specialmente nel mondo delle relazioni, un HSP avrà una profondo senso di minaccia e una incapacità di aprirsi, lasciarsi andare e capire se quella relazione è buona per lui.

Quando ho iniziato a leggere il libro di Rolf Sellin ho realizzato che per la prima parte della mia vita io non ho vissuto veramente. Fino a che non ho iniziato a lavorare sul corpo per diventare operatrice di craniosacrale, in contemporanea a un percorso di crescita personale, la mia ipersensibilità era sopita. Mano a mano che questo lavoro è andato avanti, ho potuto tornare ad ascoltare il corpo e con esso a "usare" questa ipersensitività.

Di qui il mio interesse per tutte le pratiche meditative, di consapevolezza corporea, di coerenza cardiaca che ho appreso prima per me stessa e poi per proporle alle persone con cui lavoro. Di qui anche la facilità estrema di apprendimento delle pratiche e dell'insegnamento delle stesse.

Una persona ipersensibile, aggiungo, spesso finisce per fare il terapista, senza necessariamente sapere di esserlo. Rolf Sellin stesso è uno psicoterapeuta ad indirizzo corporeo. E' un vantaggio enorme per chi lavora con le persone. Ma è necessario e fondamentale sapere di essere così, per trasformare le proprie caratteristiche innate in vantaggi e doti. Altrimenti si vive una vita in cui ci si sente strani, diversi, e si può pensare di essere sbagliati. Mentre la forte emotività, il 'sentire' le emozioni delle altre persone, l'elevatissima empatia, i fastidi per i rumori forti e in generale per i suoni a volume alto o le luci intense, sono caratteristiche proprie degli HSP, per citarne alcune.

Ho scritto questo articolo parecchio tempo fa, e ho deciso di pubblicarlo per portare un contributo alle persone che sono degli HSP e non sanno di esserlo. A loro consiglio di leggere il libro di Sellin, già quello è il primo passo verso il riconoscersi. Il secondo passo è l'apprezzarsi per come si è, perchè l'ipersensibilità è un dono enorme, un contributo unico che possiamo portare nella nostra vita e nelle vite delle persone che incontriamo sul nostro cammino.

a Lucia, 
e a Barbara.

Maria Cristina Leboffe
©2018
 - riproduzione consentita citando la fonte




domenica 21 gennaio 2018

Fate di ogni parola uno spazio in cui riposare

Fate di ogni parola uno spazio in cui riposare.
Ogni parola sceglietela con cura, come scegliete un gesto gentile. 
Le parole sono intenzioni, sono volonta’ ed emozione. 
Se non abbiamo quelle giuste, lasciamo degli spazi vuoti, che il tempo riempira’. 
Facciamo nostre le parole che diciamo, non lasciamole al caso.
Ogni parola è una vibrazione che lasciamo uscire nello spazio delle nostre vite.
La qualità di quello spazio dipende dalle parole che scegliamo.
E possiamo sempre sceglierle,
come possiamo scegliere di custodirle nel cuore per lasciarle riposare.

“Gli spazi vogliono parole”
Cees Noteboom, Cerchi infiniti.


Maria Cristina Leboffe©2018


(Copia consentita citando la fonte)


photo by sasint on pixabay

lunedì 8 gennaio 2018

Il giudizio

Il giudizio verso noi stessi è un'arma sottile. 
Giudicarsi è bloccare, impedire, cristallizzarci in qualcosa che non siamo (e che non siamo mai stati). 
Il giudizio è un'arma che abbiamo imparato a usare, e che probabilmente ci è stata anche insegnata, che ci attacca e ci toglie energie. 
Con il giudizio contro noi stessi, in questo dialogo silenzioso, ci togliamo dalla fluidità della nostra vita.
Il primo passo è accorgersene. E la domanda da farci è: Chi sta parlando? Chi sta pensando, in questo momento, questa cosa di me?
Ci accorgeremo che stiamo parlando per conto di qualcun'altro (genitori, società, schemi morali), e mai, mai dal nostro vero centro.
Perchè il nostro vero centro non giudica, ama.

Maria Cristina Leboffe
(©2017, solo riproduzione integrale)



lunedì 1 gennaio 2018

Resistere alla vita

La cosa peggiore che possiamo fare è resistere alla vita.
Resistere ai segni che ci arrivano, ai messaggi che la vita ci porta, a quello che ci mette davanti. Resistere è un atto contro la nostra innata naturale tendenza ad affidarci. Tutta la nostra esistenza è un  naturale affidarci. Già da quando siamo embrioni ci affidiamo alle forze che ci costituiranno cone corpo. Appena nati ci affidiamo a chi si prende cura di noi. Al nostro primo tuffo in mare ci affidiamo al mare, certi che ci sorreggerà. Ma, c’e un ma. Se opponiamo reistenza alla vita, vuol dire che siamo in contatto intimo con una cosa: la nostra paura. La paura e solo la paura crea resistenza. E questa paura non ce la siamo inventata. L’abbiamo provata in un certo momento, una paura che non ci apsettavamo e che non era prevista. Le paure che ci segnano profondamente sono quelle che proviamo da embrioni, nel periodo prenatale e nell’immediato post natale. Paure che spesso non sono arrivate alla coscienza, ma che dipingono tutta la nostra vita se non vengono accolte e integrate. E allora, quando la vita ce la mette davanti la nostra resistenza, possiamo chiederci, in realtà, qui, in questo momento di cosa ho veramente paura? Possiamo fare pace con questo, sempre, siamo ripieni di risorse infinite, il nostro corpo connesso al campo che ci ha generato ha infinite risorse. Impiariamo a ricontattarle e a farne tesoro.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)


photo by Quangpraha on Pixabay

venerdì 15 dicembre 2017

La paura va ascoltata

La tua paura va ascoltata. Ti racconta una storia. E in quella storia ci sei tu.
La tua paura vuole essere vista, accolta, tenuta, vuole raccontarti di quella volta che è tutto andato male, di quella volta che sei stata ferita, tradita. La paura vuole raccontarti di quella volta che non ti sei sentita amata. Racconta storie di te, in cui tu e lei eravate insieme, in cui lei ha materializzato come ti sentivi. Ringraziala. Se lei non ci fosse stata non ti saresti protetta, se lei non ci fosse stata non potresti renderti conto, oggi, che tutto è diverso, più bello, quasi perfetto.
La tua paura salutala quando arriva, inchinati a lei, abbracciala, tienila con te, dalle spazio. Si sentira’ vista e accolta e si calmerà, lasciandoti una sensazione di gioia e serenità.
Si’ perche’ accogliere la paura è accogliere te stessa.
Accogliere la tua paura è il gesto d’amore più grande che puoi fare per te.
Solo allora lei ti saluterà e si dissolverà in te, in uno spazio più ampio, nella serenità ritrovata.

Maria Cristina Leboffe©2017


(tutti i diritti riservati)


giovedì 14 dicembre 2017

La rabbia sana

- Ah io, non mi arrabbio mai.
Tendenzialmente io diffido da chi mi dice così.
La rabbia è un’emozione sana, quando è giustificata e correttamente diretta.
Può diventare una spinta di forza. Può costringere a rivedere una vita. Può essere potente.
Ma deve essere una rabbia sincera e diretta, non una rabbia proiettata e falsa. Deve essere una rabbia nella verità. Spesso questo tipo di rabbia è motore per un cambiamento e una evoluzione, un ‘salto’ personale. E da forza, non la toglie. Va espressa. Va esternata. Va fatta uscire. Perché se trattenuta, diventa frustrazione e a poco a poco un sottile veleno.
Concedersi di ascoltare la propria rabbia è una sensazione bellissima e liberatoria.
Arrabbiatevi quindi, ma nella verità.

Maria Cristina Leboffe



photo by designerpoint on pixabay

lunedì 4 dicembre 2017

Pura bellezza

La nostra vita non è veramente nostra.
Noi siamo chiamati a essere testimoni presenti di quello che accade.
A volte ci viene chiesto di fare un salto in una direzione che non avevamo contemplato, o che forse avevamo contemplato, ma che era sepolta nella memoria dei nostri sogni.
Un desiderio che non avevamo più osato concederci.

E' inevitabile affidarsi quando la spinta diviene potente.
A quel punto tutto si materializza in un attimo.
Ed è semplice, come mai avremmo potuto immaginare essere o esistere.

Semplice nella sua pura bellezza.


Maria Cristina Leboffe
- nessun diritto riservato



venerdì 24 novembre 2017

Stai vivendo la vita che veramente vuoi?

E’ incredibile come la foto di un luogo possa riportare alla mente tutto ciò a cui quel luogo è legato.
E non mi riferisco solo alle foto di vacanze o luoghi esotici.
Mi ha colpito una foto che ho visto su Facebook: è di una parte della mia città che si affaccia sul mare. Una zona in cui vivevo oltre un decennio fa, legata a una parte della mia vita che adesso, se la riguardo, sembra la vita di un’altra persona.
La foto che ho visto è bellissima, coreografica, questo posto affacciato sul mare era un posto familiare, noto, in quel periodo, ma quello che ha evocato in me è stato un senso di estraneità. Estraneita’ da me stessa. Solo che l’estranea vera era la me di allora, non quella di adesso, la me di allora inserita in una vita che a 360^ non era la vita che io volevo e che ero ‘tagliata’ a fare. Benedico quel periodo, perché ha contribuito a fare di me ciò che sono ora, e questa foto mi da l’occasione di rivolgere a tutti una domanda: stai vivendo la vita che veramente vuoi? Se la risposta che arriva è un si’ pieno, sentito con tutte le fibre del vostro essere, ottimo. Ma se la risposta tentenna, o arriva un si’ non convinto, datevi da fare. Cambiare si può e si deve, per noi stessi e per chi abbiamo intorno.
Cambiare è un processo bellissimo, a volte doloroso, ma con una progressione costante e decisa.
Quello che trattiene da anche solo iniziare a pensare di cambiare la propria vita è una cosa sola: la paura di concederci di essere chi veramente siamo. E considerando che abbiamo scelto noi di incarnarci in questa vita, con le caratteristiche e i doni che abbiamo, questo è abbastanza un controsenso. È un po’ come comprare un’automobile nuova e poi usarla come un armadio. Non solo è assurdo, ma è anche, davvero, uno spreco.
Per chi in questo momento vive una vita che sa, nel profondo, non essere veramente sua, c’e’ un’unico passo da fare: smettere di trattare questa automobile come un’armadio, e iniziare veramente a guidarla cone un’auto nuova fiammante. Le vere, autentiche soddisfazioni, non tarderanno a venire.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)


photo by pixel2013 on pixabay

mercoledì 22 novembre 2017

La ferita del non amore

Alle volte proprio non ce la facciamo ad ascoltarci. Alle volte arriva qualcosa che è troppo. Semplicemente troppo.
E allora, in quei momenti, molliamo.
Sale la rabbia, la frustrazione, quelle cose che fino a dieci minuti prima ci erano sembrate bellissime ci sembrano insulse, di solito ci arrabbiamo anche con chi abbiamo intorno.
Ma, c'è un ma.

E' importante riconoscere che, proprio in questi momenti così difficili, c'è una credenza di base che ci separa da noi stessi. Quella di non essere degni.
E' in questi momenti che l'indignazione prende il sopravvento, e il pensare di non essere degni lo rivolgiamo all'esterno, alla nostra vita.
La ferita che portiamo è troppo grande per essere tollerata dentro di noi e, allora, la portiamo all'esterno.

Quando questo avviene, la soluzione, l'unica, è portare amore. Amore a noi stessi.
Tenere stretta quella persona ferita che abbiamo dentro, dirle di non aver paura, che è amata, che noi la amiamo per quella che è.

Le ferite più grandi nella nostra anima sono quelle di non essere stati amati per quello che eravamo. La differenza è che ora possiamo scegliere, di amare noi stessi come mai nessuno ci ha amato.
Lì è la cura, lì la guarigione che possiamo portare al nostro cuore.
Lì la salvezza che ci può portare ad un amore autentico verso noi stessi.

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)

foto by pixel2013 on pixabay






sabato 11 novembre 2017

Trasformazione

E' proprio così: alla fine, la vera trasformazione è verso qualcosa che ci sta comodo e che ci corrisponde. Al di là di tutte le regole e convenzioni. 

E' come quando ci proviamo un vestito: ne proviamo prima uno per farci un'idea, fino a che non arriva quello che sentiamo nostro e che magari era molto diverso dall'idea dalla quale siamo partiti. 
A questo punto l’unica cosa che possiamo fare è arrenderci al nuovo, per accoglierlo.
E' un processo semplice, ma può terrorizzare.
Quello che possiamo fare è respirare, ascoltarci, farci delle domande e ascoltare onestamente le risposte. 

Perchè è arrivato il momento di essere onesti con noi stessi.
E la Verità porterà via la paura.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)



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lunedì 23 ottobre 2017

Coulda woulda shoulda - [le occasioni della vita]

'Coulda woulda shoulda' è un’espressione americana che richiama il concetto di:
- oh, avrei potuto farlo
- oh, se l’avessi fatto
- oh, avrei dovuto farlo.

Questa espressione si riferisce alla classica occasione persa.

Come non perdere un’occasione quando ce la troviamo davanti nella vita?
Qual è il trucco?
Come fare?

Non è che ci sia un trucco particolare per ogni occasione.
C’è però un’unica modalità di essere pronti alle occasioni che la vita ci presenta.
Essere presenti, con tutti noi stessi, sempre, in ogni istante della vita.
Essere presenti significa ascoltarci, sentirci, osservare quello che abbiamo intorno e cosa ci succede. E questo bisogna farlo sempre, non solo quando pratichiamo o stiamo meditando. Fino a farlo diventare un’abitudine. Tanto che quando qualcuno ci chiede - Ma tu che abitudini hai - possiamo rispondere - Io mi ascolto, sempre-.

E così, quando ci si presenterà un’occasione importante per noi, sapremo riconoscerla. E questo è il primo passo verso la scelta se viverla o meno.
Come sempre sta a noi.
Essere attenti e presenti alla nostra vita.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




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sabato 7 ottobre 2017

Ce la posso fare

Iniziare la giornata con un CE LA POSSO FARE, è darsi potere.
Chi? Io.
Cosa? Posso, ho il potere, e la volontà.
Fare. Realizzare, agire.
Da un IO CE LA POSSO FARE, passate piano piano a un CE LA FACCIO. Sempre.
Non fa male affermare il proprio potere personale. E crederci.
Crea un campo di fiducia in noi stessi in cui è più facile muoversi.
È il campo del possibile e realizzabile.
Amplia le nostre possibilità e le moltiplica.

Al mattino, se appena svegli non sapete cosa dirvi, provate a dirvelo.
CE LA POSSO FARE.
Sempre.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




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giovedì 28 settembre 2017

Il segreto della fiducia

Il Campo si organizza per aiutarci. Lentamente porta alla nostra attenzione temi che siamo in grado di risolvere. E quando questo avviene, un elemento è essenziale: la fiducia. Fiducia è la nostra capacità di affidarci.

"FIDUCIA: Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità (dal vocabolario Treccani)."

La fiducia è un'atteggiamento da ritrovare. 
E spesso non è semplice, perché, e questo è successo bene o male a tutti, la nostra fiducia, il nostro atteggiamento di affidarci, è stato, ad un certo punto della nostra esistenza, tradito.

Aver fiducia significa valutare, ma senza il filtro della paura. Valutare (e comprendere) quello che mi succede, quello che incontro, come insegnamenti e non come ostacoli. L'Universo, la vita, funzionano così: ci mostrano quello che è utile per noi, quello che ci serve e che dobbiamo integrare per la nostra evoluzione. E nel linguaggio dell'Universo evoluzione significa FELICITÀ. 

Quando inziamo a prestare ATTENZIONE alla nostra vita e agli eventi, con fiducia, la nostra vita, vi assicuro, cambia. Non c'è più paura e non più la sofferenza che questa paura genera. Tutto diviene fluido. E significativo. Per noi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




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Painting: Light alone, 2013, Erin Hanson

lunedì 25 settembre 2017

La porta verso noi stessi

La porta verso noi stessi è proprio lì, davanti a noi.
È oltre il cristallo trasparente delle nostre credenze.
E' oltre la nebbia densa delle idee che gli altri hanno di noi.
Solo noi possiamo attraversarla.
Solo noi possiamo concederci di essere noi.
Nessun altro.
Nessun altro può riconoscerci pienamente.
Nessun altro può apprezzarci pienamente.
Nessun altro può attribuirci il nostro giusto valore.
Solo noi.
Solo, noi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati).





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Noi siamo nel mondo.

Siamo nel mondo.

Siamo in un corpo.

Siamo.


E' nostro dovere essere chi siamo veramente.
Senza se e senza ma.


Basta con l'autocastrazione, basta con l'autogiudizio.


Siate liberi.


Iniziate a percorrere quel viaggio verso il conoscervi.
Verso il vedervi.
Verso l'apprezzarvi incondizionatamente.


Perche' questa e' la realtà del Campo in cui tutti siamo immersi.
Un amore incondizionato, e senza giudizio.
Un campo universale che non aspetta altro che noi ci manifestiamo per quello che veramente siamo.


Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati)





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giovedì 21 settembre 2017

Parole dall'Anima

L'Anima parla per poesia.
Quando sentiamo nella nostra vita qualcosa di lieve, di leggero,
è l'Anima che parla, che ci guida, che ci richiama.
Quello di cui ci parla l'Anima è un'essenza,
onnipresente e onnisciente.
La nostra.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati, è in corso di pubblicazione un libro)


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mercoledì 20 settembre 2017

Essere onesti su un punto: chi siamo veramente

Mi ci è voluto del bello e del buono per arrivare a comprendere chi sono veramente.
E a concedermi di esserlo.
Ad accettare di meritare di esserlo.
A sentirmi libera di esserlo.

Gli ultimi 10 anni sono stati un viaggio verso me stessa, un viaggio che è cominciato veramente quando ho deciso di cambiare lavoro. Non perchè il mio lavoro non mi piacesse o perchè non fossi in gamba nel farlo, ma perchè ho iniziato a sentire che mi interessava altro e venivo spinta da qualcosa a esplorare e a fare altro.

Il mio passaggio obbligato è stata una lunga pausa forzata generata da una malattia abbastanza seria. Una pausa che mi ha costretto a vedermi e ad ascoltarmi.
Una pausa senza la quale non sarei dove sono ora.

Per lungo tempo non sono stata in contatto con me, con il mio sentire, con le mie passioni, con le mie doti e talenti. Mi ero omologata a quello che ci si aspettava da me, a quello che 'è bene fare' a quello che è 'giusto fare'. Sì, giusto, ma per chi?

In questi 10 anni ho fatto tantissime esperienze, in realtà spesso anche molto diverse dalla mia, e queste esperienze mi hanno mostrato che non c'è un modo di vivere giusto o sbagliato in assoluto, ma che c'è in assoluto, un modo di vivere GIUSTO per me. Per chi sono, per il contributo che posso dare agli altri, per i miei doni e talenti.

Ecco perchè, con le persone che accompagno lungo il loro cammino, batto a sfinimento sul tasto della consapevolezza di sè, sull'ascoltarsi, sull'ascoltare il corpo.
Perchè, senza questo contatto con sè, si è come barche alla deriva, che sentono sì il vento arrivare, ma a poco a poco, perdono la forza di dirigere le vele.

Contatto, consapevolezza, conoscenza di sè.
Timone, barca, e vela.

 grazie a mio padre, 
che mi ha insegnato l'amore per il mare e per la vela.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

Photo by Ian Keefe on Unsplash





domenica 17 settembre 2017

Noi e gli altri

Gli altri sono altri.
Non sono te.
Non vedono il mondo con tuoi occhi, non sentono come te.
Possono anche essere la tua famiglia, ma non sono te.

Restare intrappolati nella paura di non soddisfare le aspettative degli altri è vivere una vita in catene.
Catene invisibili, ma sempre catene.

'Come possono sapere ciò che è meglio per te se non sono nella tua testa e nel tuo cuore?' *

E infatti non possono, non è possible. Potranno vederti solo attraverso la LORO testa, e il LORO cuore.
Per alcuni versi, non potranno mai rispettarti a pieno.

Sta a te, onorare te stesso.
Sta a te scoprire chi tu sia veramente.
Solo ed esclusivamente a te.

Ognuno di noi ha dentro di se' un dono meraviglioso che è solo suo, un talento che può e deve condividere con gli altri. Il primo talento è scoprire e ritrovare chi si è veramente.

Non siate mai schiavi delle regole altrui.
Scrivete le vostre, tracciate i vostri binari.
Solo quelli condurranno a una vita pienamente vissuta.
Solo quelli ci porteranno a scoprire la nostra essenza, che è la trama stessa della nostra unicità.

'- Ma, Ammiraglio, so che non mi capiscono, eppure sono sicura
che vogliono il meglio per me, nel loro esclusivo e personale
modo di guardare la vita.
- Come possono sapere ciò che è meglio per te se non sono
nella tua testa e nel tuo cuore?'
da Il guardiano del faro, Sergio Bambaren


Pranava MC Leboffe ©2017
(Riproduzione citando la fonte)




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