Mi ci è voluto del bello e del buono per arrivare a comprendere chi sono veramente.
E a concedermi di esserlo.
Ad accettare di meritare di esserlo.
A sentirmi libera di esserlo.
Gli ultimi 10 anni sono stati un viaggio verso me stessa, un viaggio che è cominciato veramente quando ho deciso di cambiare lavoro. Non perchè il mio lavoro non mi piacesse o perchè non fossi in gamba nel farlo, ma perchè ho iniziato a sentire che mi interessava altro e venivo spinta da qualcosa a esplorare e a fare altro.
Il mio passaggio obbligato è stata una lunga pausa forzata generata da una malattia abbastanza seria. Una pausa che mi ha costretto a vedermi e ad ascoltarmi.
Una pausa senza la quale non sarei dove sono ora.
Per lungo tempo non sono stata in contatto con me, con il mio sentire, con le mie passioni, con le mie doti e talenti. Mi ero omologata a quello che ci si aspettava da me, a quello che 'è bene fare' a quello che è 'giusto fare'. Sì, giusto, ma per chi?
In questi 10 anni ho fatto tantissime esperienze, in realtà spesso anche molto diverse dalla mia, e queste esperienze mi hanno mostrato che non c'è un modo di vivere giusto o sbagliato in assoluto, ma che c'è in assoluto, un modo di vivere GIUSTO per me. Per chi sono, per il contributo che posso dare agli altri, per i miei doni e talenti.
Ecco perchè, con le persone che accompagno lungo il loro cammino, batto a sfinimento sul tasto della consapevolezza di sè, sull'ascoltarsi, sull'ascoltare il corpo.
Perchè, senza questo contatto con sè, si è come barche alla deriva, che sentono sì il vento arrivare, ma a poco a poco, perdono la forza di dirigere le vele.
Contatto, consapevolezza, conoscenza di sè.
Timone, barca, e vela.
Pranava-Miryam Leboffe
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mercoledì 20 settembre 2017
Essere onesti su un punto: chi siamo veramente
giovedì 17 agosto 2017
Il mio Ferragosto
Il mio Ferragosto è stato un Ferragosto di mare.
E di un viaggio in treno che farò fatica a dimenticare.
Un viaggio in un treno pieno di turisti dove, complice la giornata, mi stavo per addormentare. Quando ho chiuso gli occhi ho iniziato a sentire una canzone sussurrata. Era bellissima. Era un motivo africano. La cantava sottovoce il ragazzo senegalese seduto dietro di me. È andato avanti per buoni 10 minuti, e questa canzone era talmente bella e talmente struggente che alla fine mi sono venute le lacrime agli occhi. Quando ha smesso di cantare, ha iniziato a singhiozzare. A lungo. Ho chiesto ai signori africani che erano con lui (non giovanissimi) se avevano bisogno di aiuto e quello che lo stava rincuorando mi ha detto: Piange per l'Africa. Ha pianto per tutta la rimanente durata del viaggio e quando ci siamo alzati per scendere, l'ho guardato, non arrivava a vent'anni.
Avrei voluto solo dirgli che mi dispiaceva, che potevo solo immaginare cosa stava passando, ma non ho detto nulla, perché negli occhi gli ho visto un'orgoglio da ragazzo.
Ecco questo è stato il mio ferragosto, con questo viaggio in treno che credo non dimenticherò mai*.
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
*Questo è un post scritto il 15 agosto sera, di getto, sul mio profilo FB. L'emozione nel rileggerlo è stata così forte, che ho deciso di riproporlo anche qui nel blog.
In Italia gli immigrati ad oggi sono valutati in un numero di 5.026.153 persone, l'8% della popolazione totale. Ovvero 8 persone su cento sono migranti o lo sono stati.
E di un viaggio in treno che farò fatica a dimenticare.
Un viaggio in un treno pieno di turisti dove, complice la giornata, mi stavo per addormentare. Quando ho chiuso gli occhi ho iniziato a sentire una canzone sussurrata. Era bellissima. Era un motivo africano. La cantava sottovoce il ragazzo senegalese seduto dietro di me. È andato avanti per buoni 10 minuti, e questa canzone era talmente bella e talmente struggente che alla fine mi sono venute le lacrime agli occhi. Quando ha smesso di cantare, ha iniziato a singhiozzare. A lungo. Ho chiesto ai signori africani che erano con lui (non giovanissimi) se avevano bisogno di aiuto e quello che lo stava rincuorando mi ha detto: Piange per l'Africa. Ha pianto per tutta la rimanente durata del viaggio e quando ci siamo alzati per scendere, l'ho guardato, non arrivava a vent'anni.
Avrei voluto solo dirgli che mi dispiaceva, che potevo solo immaginare cosa stava passando, ma non ho detto nulla, perché negli occhi gli ho visto un'orgoglio da ragazzo.
Ecco questo è stato il mio ferragosto, con questo viaggio in treno che credo non dimenticherò mai*.
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
*Questo è un post scritto il 15 agosto sera, di getto, sul mio profilo FB. L'emozione nel rileggerlo è stata così forte, che ho deciso di riproporlo anche qui nel blog.
In Italia gli immigrati ad oggi sono valutati in un numero di 5.026.153 persone, l'8% della popolazione totale. Ovvero 8 persone su cento sono migranti o lo sono stati.
lunedì 24 luglio 2017
Io ti prego, osa
C'è una frase bellissima che mi colpisce da sempre nel film 'Tornare per rivivere' di Claude Lelouch (Partir et Revenir).
Il film, ambientato nella Francia della seconda guerra mondiale, narra la storia di una ragazza ebrea e del suo ritorno, a guerra finita, nel luogo dove la sua famiglia era stata prima nascosta, poi denunciata e infine catturata.
La frase è questa: "Je t'en prie: ose"- io ti prego, osa.
E' la frase che la protagonista, Salomé Riviére rivolge a Vincent, il suo amore di ragazza con il quale si riunisce al suo ritorno dai campi di concentramento.
Io ti prego osa, vai oltre a te stesso, per me. Nel film, l'atto dell'osare da parte di Vincent porterà a un epilogo tragico ma catartico per tutti i protagonisti.
Riflettevo sul fatto che per osare in qualcosa, si deve essere se' stessi. Non posso osare essendo qualcun'altro. La forza che è insita nell'azione dell'osare è del mio essere intimo, è qualcosa che a un certo punto irrompe, viene fuori, non posso più trattenere.
E qui propongo una riflessione, per tutti noi: qual è stata l'ultima volta che hai osato qualcosa? Come ti sei sentita/o dopo? E sopratutto, da quanto tempo è che non osi più nella tua vita?
Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)

Il film, ambientato nella Francia della seconda guerra mondiale, narra la storia di una ragazza ebrea e del suo ritorno, a guerra finita, nel luogo dove la sua famiglia era stata prima nascosta, poi denunciata e infine catturata.
La frase è questa: "Je t'en prie: ose"- io ti prego, osa.
E' la frase che la protagonista, Salomé Riviére rivolge a Vincent, il suo amore di ragazza con il quale si riunisce al suo ritorno dai campi di concentramento.
Io ti prego osa, vai oltre a te stesso, per me. Nel film, l'atto dell'osare da parte di Vincent porterà a un epilogo tragico ma catartico per tutti i protagonisti.
E qui mi trovo a scrivere ancora un'articolo sul tema dell'osare.
Osare può avere un doppio significato: compiere un'azione impudente, eccessiva, non conforme oppure può significare 'avere il coraggio di'. In entrambi i casi, è un'azione di rottura di un'equilibrio, una meteora che cambia una situazione, una presa di coscienza diversa per tutte le persone coinvolte.
Riflettevo sul fatto che per osare in qualcosa, si deve essere se' stessi. Non posso osare essendo qualcun'altro. La forza che è insita nell'azione dell'osare è del mio essere intimo, è qualcosa che a un certo punto irrompe, viene fuori, non posso più trattenere.
E qui propongo una riflessione, per tutti noi: qual è stata l'ultima volta che hai osato qualcosa? Come ti sei sentita/o dopo? E sopratutto, da quanto tempo è che non osi più nella tua vita?
Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)

mercoledì 19 luglio 2017
A mano a mano
Mi sono svegliata con questa canzone in testa. La versione cantata da Rino Gaetano. Struggente e bellissima. Nel corso del tempo ho imparato che le canzoni che mi tornano in mente hanno un messaggio per me, legato al momento che sto vivendo. E, oggi, mi sono chiesta qual è il messaggio di questa canzone.
A mano a mano. Lentamente, per gradi, con le mie mani. Posso concedermi di stare in questo 'a mano a mano', senza forzare la vita, senza per forza già voler vedere la fine.
Guardare le nostre mani, osservarle per qualche momento, ci aiuta a ricordare che per costruire una casa gli operai ci mettono tempo, facendo le cose 'a mano a mano', procurando i materiali, assemblandoli, iniziando a metterli in opera. Ogni fatto della nostra vita segue questa progressione: a mano a mano costruiamo un amore, a mano a mano creiamo un progetto, a mano a mano portiamo dei cambiamenti.
A mano a mano.
Osservatele, ogni tanto, le vostre mani. Non sono bellissime?
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
A mano a mano. Lentamente, per gradi, con le mie mani. Posso concedermi di stare in questo 'a mano a mano', senza forzare la vita, senza per forza già voler vedere la fine.
Guardare le nostre mani, osservarle per qualche momento, ci aiuta a ricordare che per costruire una casa gli operai ci mettono tempo, facendo le cose 'a mano a mano', procurando i materiali, assemblandoli, iniziando a metterli in opera. Ogni fatto della nostra vita segue questa progressione: a mano a mano costruiamo un amore, a mano a mano creiamo un progetto, a mano a mano portiamo dei cambiamenti.
A mano a mano.
Osservatele, ogni tanto, le vostre mani. Non sono bellissime?
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
Ma... dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te.
A mano a mano, Rino Gaetano, testo Riccardo Cocciante
sabato 15 luglio 2017
Istantanee di una vita
L'istantanea dello schermo è uno strumento che uso tantissimo: articoli, foto, frasi. Premo due tasti e via, tutto quello che mi serve ricordare viene fissato in una foto. Ho preso la buona abitudine, di svuotare ogni tanto il tablet da questi promemoria visivi dopo averli usati: un tempo li tenevo tutti, chissà, mi dicevo, magari mi servono ancora. Non capivo che intasando il tablet di memorie e di cose da ricordare, intasavo anche me stessa.
In questo momento sto viaggiando su una velocissima Frecciabianca che ha attraversato anche la mia città. Ho rivisto dal finestrino alcuni luoghi della mia infanzia, la mia scuola, il campetto da calcio, il campo di atletica. Li ho rivisti velocissimi, istantanee della mia vita passata.
E ho pensato che anche queste istantanee, come quelle dello schermo del tablet, è meglio lasciarle andare.
Acquisire la capacità di veder passare le istantanee della nostra vita, di osservarle, magari anche risentirne l'emozione, e di lasciare andare, ci dona una vita serena.
Vivere fluidamente è osservare le istantanee del nostro ora, del percorso che viviamo, delle persone che incontriamo, con un minimo di distacco, da osservatori. Anch'esse diventeranno istantanee di un passato, e più le avremo vissute in modo equanime, più potremo lasciarle andare facilmente.
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
In questo momento sto viaggiando su una velocissima Frecciabianca che ha attraversato anche la mia città. Ho rivisto dal finestrino alcuni luoghi della mia infanzia, la mia scuola, il campetto da calcio, il campo di atletica. Li ho rivisti velocissimi, istantanee della mia vita passata.
E ho pensato che anche queste istantanee, come quelle dello schermo del tablet, è meglio lasciarle andare.
Acquisire la capacità di veder passare le istantanee della nostra vita, di osservarle, magari anche risentirne l'emozione, e di lasciare andare, ci dona una vita serena.
Vivere fluidamente è osservare le istantanee del nostro ora, del percorso che viviamo, delle persone che incontriamo, con un minimo di distacco, da osservatori. Anch'esse diventeranno istantanee di un passato, e più le avremo vissute in modo equanime, più potremo lasciarle andare facilmente.
Pranava-Miryam Leboffe
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giovedì 6 luglio 2017
Osare
È una bella parola 'osare'.
Significato: "Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita".
Quante volte avremmo voluto intraprendere qualcosa e ci siamo detti, ma no, dai, non ha senso, è troppo campato per aria, non porterà a niente, non ce la farai.
Eh sì, questo ci diciamo: non ce la farai.
Ma osare è liberarsi. Osare è spiccare il volo.
Osare è aprirsi alla fiducia che qualcosa sarà.
Osare è iniziare qualcosa, avendo fiducia che arriveranno gli aiuti giusti, al momento giusto.
Magari non proprio esattamente quello che avevate pensato osando, ma qualcosa arriverà e vi stupirà, lasciandovi felici, e senza parole.
Pranava-Miryam Leboffe
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Significato: "Avere il coraggio di fare cosa che sia per sé temeraria, rischiosa, imprudente o per qualsiasi motivo ardita".
Quante volte avremmo voluto intraprendere qualcosa e ci siamo detti, ma no, dai, non ha senso, è troppo campato per aria, non porterà a niente, non ce la farai.
Eh sì, questo ci diciamo: non ce la farai.
Ma osare è liberarsi. Osare è spiccare il volo.
Osare è aprirsi alla fiducia che qualcosa sarà.
Osare è iniziare qualcosa, avendo fiducia che arriveranno gli aiuti giusti, al momento giusto.
Magari non proprio esattamente quello che avevate pensato osando, ma qualcosa arriverà e vi stupirà, lasciandovi felici, e senza parole.
Pranava-Miryam Leboffe
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EMOZIONI,
PILLOLE DI CONSAPEVOLEZZA
venerdì 30 giugno 2017
Quella volta che ho smesso di avere paura
'L'uomo libero è come una nuvola bianca.
Una nuvola bianca è un mistero;
si lascia trasportare dal vento, non resiste, non lotta,
e si libra al di sopra di ogni cosa.' (Osho Rajeneesh)
Essere nuvole attraverso la vita non è sempre facile.
Non resistere, non lottare davanti agli eventi, neanche.
Ma nel momento in cui si inizia a farlo, la vita cambia.
La realtà intorno a noi cambia. Tutto, letteralmente, cambia.
Per anni sono stata una persona che lottava.
Contro tutto. Nelle relazioni, negli eventi della vita, sul lavoro. Molta rabbia, molto dolore.
Poi, un bel giorno, dopo un lungo percorso personale (che, ci tengo a sottolinearlo, non deve essere per forza lungo), sono cambiata. Non dico 'qualcosa è cambiato'. No. Sono cambiata io.
Ho smesso di resistere. Ho smesso di oppormi. Ho smesso di intestardirmi.
È stato in quel momento che tutto è cambiato. La realtà che avevo intorno è cambiata.
Tutto è diventato più fluido, lo svolgersi di tutti gli eventi, belli e brutti, ha acquisito un senso.
I passi successivi sono stati di comprendere che l'oggetto della resistenza ero io, e che quella resistenza era, in realtà, paura.
Una paura che, per il mestiere che faccio (nella biodinamica si lavora con i campi metabolici del corrpo) ho sentito-capito essere nelle mie cellule come una vibrazione primaria. La consapevolezza che tale vibrazione, come tutto nel corpo, poteva essere cambiata, mi ha aiutato ad accogliere un cambiamento che stava già avvenendo, e che vedo quotidianamente avvenire nelle persone con cui lavoro.
Se guardo indietro, e adesso mentre ne scrivo lo realizzo ancora meglio, nel momento in cui corpo, sentire e conoscere si sono allineati, ho potuto riconoscere questa paura, accettarla e lasciarla andare.
Nel momento in cui sono ridiventata integra, la paura è andata via.
Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati, è in corso di pubblicazione un libro*)
*per ricevere in anteprima uno stralcio dal mio prossimo libro PAROLE DALL'ANIMA, invia una mail a: leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com
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PILLOLE DI CONSAPEVOLEZZA
mercoledì 28 giugno 2017
Forgiveness
Nel giorno in cui ho iniziato a perdonare me stessa,
ho compreso che non c'era niente da perdonare.
Pranava-Miryam Leboffe
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ho compreso che non c'era niente da perdonare.
Pranava-Miryam Leboffe
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PAROLE DAL CUORE
giovedì 22 giugno 2017
Celebrare la vita
Fate del momento in cui vi svegliate un momento di celebrazione.
Celebrazione del fatto di essere vivi, di avere un corpo, di respirare.
Celebrazione di quello che avete nella vostra vita, dei momenti belli, degli affetti e degli amici.
Celebrazione di tutta la bellezza che vedete, il cielo, la vostra città, gli alberi, gli animali, la luce del sole, le nuvole.
Celebrazione dei vostri movimenti, del vostro respiro, delle vostre orecchie, dei vostri occhi.
Celebrazione di voi stessi e di quello che avete, in questo momento.
C'è sempre, sempre, qualcosa da celebrare.
Sempre qualcosa per cui ringraziare.
Provate. Ci si sente molto meglio a iniziare una giornata così.
Pranava-Miryam Leboffe
©riproduzione consentita citando la fonte
Celebrazione del fatto di essere vivi, di avere un corpo, di respirare.
Celebrazione di quello che avete nella vostra vita, dei momenti belli, degli affetti e degli amici.
Celebrazione di tutta la bellezza che vedete, il cielo, la vostra città, gli alberi, gli animali, la luce del sole, le nuvole.
Celebrazione dei vostri movimenti, del vostro respiro, delle vostre orecchie, dei vostri occhi.
Celebrazione di voi stessi e di quello che avete, in questo momento.
C'è sempre, sempre, qualcosa da celebrare.
Sempre qualcosa per cui ringraziare.
Provate. Ci si sente molto meglio a iniziare una giornata così.
Quando piangi e ti lamenti, sei
miserabile, sei solo,
invece se celebri, l’intera esistenza partecipa
con te,
incontri il divino, l’eterno, vai al di là del cerchio della
vita e della morte”.
Osho, I Celebrate Myself: God Is No Where, Life Is Now Here, Talk #4
Pranava-Miryam Leboffe
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mercoledì 14 giugno 2017
Quel momento
Nella vita di ognuno di noi si presenta, un bel giorno, un momento.
Un momento in cui si dice 'basta' a quello che si sta vivendo, a una relazione, a un lavoro che non è più per noi. Quando questo momento arriva, per quanto doloroso e devastante possa essere, benediciamolo. Quel 'basta' è arrivato per cambiarci, per farci evolvere, è arrivato perché nel profondo ci amiamo talmente tanto che il nostro corpo ci dice di che è ora di cambiare.
Trattiamo quel 'basta' come un diamante purissimo, attraverso il quale possiamo già intravedere il futuro della nostra vita, un futuro che si lascia alle spalle qualcosa che ci è servito, ma che ora non è più per noi. Trattiamolo come un amico che ritroviamo dopo tanto tempo e a cui ci inchiniamo, ringraziandolo.
Pranava-Miryam Leboffe
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