venerdì 15 dicembre 2017

La paura va ascoltata

La tua paura va ascoltata. Ti racconta una storia. E in quella storia ci sei tu.
La tua paura vuole essere vista, accolta, tenuta, vuole raccontarti di quella volta che è tutto andato male, di quella volta che sei stata ferita, tradita. La paura vuole raccontarti di quella volta che non ti sei sentita amata. Racconta storie di te, in cui tu e lei eravate insieme, in cui lei ha materializzato come ti sentivi. Ringraziala. Se lei non ci fosse stata non ti saresti protetta, se lei non ci fosse stata non potresti renderti conto, oggi, che tutto è diverso, più bello, quasi perfetto.
La tua paura salutala quando arriva, inchinati a lei, abbracciala, tienila con te, dalle spazio. Si sentira’ vista e accolta e si calmerà, lasciandoti una sensazione di gioia e serenità.
Si’ perche’ accogliere la paura è accogliere te stessa.
Accogliere la tua paura è il gesto d’amore più grande che puoi fare per te.
Solo allora lei ti saluterà e si dissolverà in te, in uno spazio più ampio, nella serenità ritrovata.

Maria Cristina Leboffe©2017


(tutti i diritti riservati)


giovedì 14 dicembre 2017

La rabbia sana

- Ah io, non mi arrabbio mai.
Tendenzialmente io diffido da chi mi dice così.
La rabbia è un’emozione sana, quando è giustificata e correttamente diretta.
Può diventare una spinta di forza. Può costringere a rivedere una vita. Può essere potente.
Ma deve essere una rabbia sincera e diretta, non una rabbia proiettata e falsa. Deve essere una rabbia nella verità. Spesso questo tipo di rabbia è motore per un cambiamento e una evoluzione, un ‘salto’ personale. E da forza, non la toglie. Va espressa. Va esternata. Va fatta uscire. Perché se trattenuta, diventa frustrazione e a poco a poco un sottile veleno.
Concedersi di ascoltare la propria rabbia è una sensazione bellissima e liberatoria.
Arrabbiatevi quindi, ma nella verità.

Maria Cristina Leboffe



photo by designerpoint on pixabay

lunedì 4 dicembre 2017

Pura bellezza

La nostra vita non è veramente nostra.
Noi siamo chiamati a essere testimoni presenti di quello che accade.
A volte ci viene chiesto di fare un salto in una direzione che non avevamo contemplato, o che forse avevamo contemplato, ma che era sepolta nella memoria dei nostri sogni.
Un desiderio che non avevamo più osato concederci.

E' inevitabile affidarsi quando la spinta diviene potente.
A quel punto tutto si materializza in un attimo.
Ed è semplice, come mai avremmo potuto immaginare essere o esistere.

Semplice nella sua pura bellezza.


Maria Cristina Leboffe
- nessun diritto riservato



venerdì 24 novembre 2017

Stai vivendo la vita che veramente vuoi?

E’ incredibile come la foto di un luogo possa riportare alla mente tutto ciò a cui quel luogo è legato.
E non mi riferisco solo alle foto di vacanze o luoghi esotici.
Mi ha colpito una foto che ho visto su Facebook: è di una parte della mia città che si affaccia sul mare. Una zona in cui vivevo oltre un decennio fa, legata a una parte della mia vita che adesso, se la riguardo, sembra la vita di un’altra persona.
La foto che ho visto è bellissima, coreografica, questo posto affacciato sul mare era un posto familiare, noto, in quel periodo, ma quello che ha evocato in me è stato un senso di estraneità. Estraneita’ da me stessa. Solo che l’estranea vera era la me di allora, non quella di adesso, la me di allora inserita in una vita che a 360^ non era la vita che io volevo e che ero ‘tagliata’ a fare. Benedico quel periodo, perché ha contribuito a fare di me ciò che sono ora, e questa foto mi da l’occasione di rivolgere a tutti una domanda: stai vivendo la vita che veramente vuoi? Se la risposta che arriva è un si’ pieno, sentito con tutte le fibre del vostro essere, ottimo. Ma se la risposta tentenna, o arriva un si’ non convinto, datevi da fare. Cambiare si può e si deve, per noi stessi e per chi abbiamo intorno.
Cambiare è un processo bellissimo, a volte doloroso, ma con una progressione costante e decisa.
Quello che trattiene da anche solo iniziare a pensare di cambiare la propria vita è una cosa sola: la paura di concederci di essere chi veramente siamo. E considerando che abbiamo scelto noi di incarnarci in questa vita, con le caratteristiche e i doni che abbiamo, questo è abbastanza un controsenso. È un po’ come comprare un’automobile nuova e poi usarla come un armadio. Non solo è assurdo, ma è anche, davvero, uno spreco.
Per chi in questo momento vive una vita che sa, nel profondo, non essere veramente sua, c’e’ un’unico passo da fare: smettere di trattare questa automobile come un’armadio, e iniziare veramente a guidarla cone un’auto nuova fiammante. Le vere, autentiche soddisfazioni, non tarderanno a venire.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)


photo by pixel2013 on pixabay

mercoledì 22 novembre 2017

La ferita del non amore

Alle volte proprio non ce la facciamo ad ascoltarci. Alle volte arriva qualcosa che è troppo. Semplicemente troppo.
E allora, in quei momenti, molliamo.
Sale la rabbia, la frustrazione, quelle cose che fino a dieci minuti prima ci erano sembrate bellissime ci sembrano insulse, di solito ci arrabbiamo anche con chi abbiamo intorno.
Ma, c'è un ma.

E' importante riconoscere che, proprio in questi momenti così difficili, c'è una credenza di base che ci separa da noi stessi. Quella di non essere degni.
E' in questi momenti che l'indignazione prende il sopravvento, e il pensare di non essere degni lo rivolgiamo all'esterno, alla nostra vita.
La ferita che portiamo è troppo grande per essere tollerata dentro di noi e, allora, la portiamo all'esterno.

Quando questo avviene, la soluzione, l'unica, è portare amore. Amore a noi stessi.
Tenere stretta quella persona ferita che abbiamo dentro, dirle di non aver paura, che è amata, che noi la amiamo per quella che è.

Le ferite più grandi nella nostra anima sono quelle di non essere stati amati per quello che eravamo. La differenza è che ora possiamo scegliere, di amare noi stessi come mai nessuno ci ha amato.
Lì è la cura, lì la guarigione che possiamo portare al nostro cuore.
Lì la salvezza che ci può portare ad un amore autentico verso noi stessi.

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)

foto by pixel2013 on pixabay






sabato 11 novembre 2017

Trasformazione

E' proprio così: alla fine, la vera trasformazione è verso qualcosa che ci sta comodo e che ci corrisponde. Al di là di tutte le regole e convenzioni. 

E' come quando ci proviamo un vestito: ne proviamo prima uno per farci un'idea, fino a che non arriva quello che sentiamo nostro e che magari era molto diverso dall'idea dalla quale siamo partiti. 
A questo punto l’unica cosa che possiamo fare è arrenderci al nuovo, per accoglierlo.
E' un processo semplice, ma può terrorizzare.
Quello che possiamo fare è respirare, ascoltarci, farci delle domande e ascoltare onestamente le risposte. 

Perchè è arrivato il momento di essere onesti con noi stessi.
E la Verità porterà via la paura.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)



se vuoi condividere impressioni, rilflessioni o commenti stimolati da questo post,
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a:
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com

photo by fietzfotos on pixabay


lunedì 23 ottobre 2017

Coulda woulda shoulda - [le occasioni della vita]

'Coulda woulda shoulda' è un’espressione americana che richiama il concetto di:
- oh, avrei potuto farlo
- oh, se l’avessi fatto
- oh, avrei dovuto farlo.

Questa espressione si riferisce alla classica occasione persa.

Come non perdere un’occasione quando ce la troviamo davanti nella vita?
Qual è il trucco?
Come fare?

Non è che ci sia un trucco particolare per ogni occasione.
C’è però un’unica modalità di essere pronti alle occasioni che la vita ci presenta.
Essere presenti, con tutti noi stessi, sempre, in ogni istante della vita.
Essere presenti significa ascoltarci, sentirci, osservare quello che abbiamo intorno e cosa ci succede. E questo bisogna farlo sempre, non solo quando pratichiamo o stiamo meditando. Fino a farlo diventare un’abitudine. Tanto che quando qualcuno ci chiede - Ma tu che abitudini hai - possiamo rispondere - Io mi ascolto, sempre-.

E così, quando ci si presenterà un’occasione importante per noi, sapremo riconoscerla. E questo è il primo passo verso la scelta se viverla o meno.
Come sempre sta a noi.
Essere attenti e presenti alla nostra vita.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




se vuoi condividere impressioni, riflessioni o commenti stimolati da questo post,
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a:
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com



photo on pixabay by daniele sampaoneto

sabato 7 ottobre 2017

Ce la posso fare

Iniziare la giornata con un CE LA POSSO FARE, è darsi potere.
Chi? Io.
Cosa? Posso, ho il potere, e la volontà.
Fare. Realizzare, agire.
Da un IO CE LA POSSO FARE, passate piano piano a un CE LA FACCIO. Sempre.
Non fa male affermare il proprio potere personale. E crederci.
Crea un campo di fiducia in noi stessi in cui è più facile muoversi.
È il campo del possibile e realizzabile.
Amplia le nostre possibilità e le moltiplica.

Al mattino, se appena svegli non sapete cosa dirvi, provate a dirvelo.
CE LA POSSO FARE.
Sempre.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com



giovedì 28 settembre 2017

Il segreto della fiducia

Il Campo si organizza per aiutarci. Lentamente porta alla nostra attenzione temi che siamo in grado di risolvere. E quando questo avviene, un elemento è essenziale: la fiducia. Fiducia è la nostra capacità di affidarci.

"FIDUCIA: Atteggiamento, verso altri o verso sé stessi, che risulta da una valutazione positiva di fatti, circostanze, relazioni, per cui si confida nelle altrui o proprie possibilità, e che generalmente produce un sentimento di sicurezza e tranquillità (dal vocabolario Treccani)."

La fiducia è un'atteggiamento da ritrovare. 
E spesso non è semplice, perché, e questo è successo bene o male a tutti, la nostra fiducia, il nostro atteggiamento di affidarci, è stato, ad un certo punto della nostra esistenza, tradito.

Aver fiducia significa valutare, ma senza il filtro della paura. Valutare (e comprendere) quello che mi succede, quello che incontro, come insegnamenti e non come ostacoli. L'Universo, la vita, funzionano così: ci mostrano quello che è utile per noi, quello che ci serve e che dobbiamo integrare per la nostra evoluzione. E nel linguaggio dell'Universo evoluzione significa FELICITÀ. 

Quando inziamo a prestare ATTENZIONE alla nostra vita e agli eventi, con fiducia, la nostra vita, vi assicuro, cambia. Non c'è più paura e non più la sofferenza che questa paura genera. Tutto diviene fluido. E significativo. Per noi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(riproduzione citando la fonte)




se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com

Painting: Light alone, 2013, Erin Hanson

lunedì 25 settembre 2017

La porta verso noi stessi

La porta verso noi stessi è proprio lì, davanti a noi.
È oltre il cristallo trasparente delle nostre credenze.
E' oltre la nebbia densa delle idee che gli altri hanno di noi.
Solo noi possiamo attraversarla.
Solo noi possiamo concederci di essere noi.
Nessun altro.
Nessun altro può riconoscerci pienamente.
Nessun altro può apprezzarci pienamente.
Nessun altro può attribuirci il nostro giusto valore.
Solo noi.
Solo, noi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati).





se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com




Noi siamo nel mondo.

Siamo nel mondo.

Siamo in un corpo.

Siamo.


E' nostro dovere essere chi siamo veramente.
Senza se e senza ma.


Basta con l'autocastrazione, basta con l'autogiudizio.


Siate liberi.


Iniziate a percorrere quel viaggio verso il conoscervi.
Verso il vedervi.
Verso l'apprezzarvi incondizionatamente.


Perche' questa e' la realtà del Campo in cui tutti siamo immersi.
Un amore incondizionato, e senza giudizio.
Un campo universale che non aspetta altro che noi ci manifestiamo per quello che veramente siamo.


Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati)





se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com



giovedì 21 settembre 2017

Parole dall'Anima

L'Anima parla per poesia.
Quando sentiamo nella nostra vita qualcosa di lieve, di leggero,
è l'Anima che parla, che ci guida, che ci richiama.
Quello di cui ci parla l'Anima è un'essenza,
onnipresente e onnisciente.
La nostra.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati, è in corso di pubblicazione un libro)


se desideri iscriverti alla mia newsletter, invia una mail a: leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com
(riceverai, gratuitamente, un estratto del primo volume della mia collana "PAROLE DALL'ANIMA"



se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com


mercoledì 20 settembre 2017

Essere onesti su un punto: chi siamo veramente

Mi ci è voluto del bello e del buono per arrivare a comprendere chi sono veramente.
E a concedermi di esserlo.
Ad accettare di meritare di esserlo.
A sentirmi libera di esserlo.

Gli ultimi 10 anni sono stati un viaggio verso me stessa, un viaggio che è cominciato veramente quando ho deciso di cambiare lavoro. Non perchè il mio lavoro non mi piacesse o perchè non fossi in gamba nel farlo, ma perchè ho iniziato a sentire che mi interessava altro e venivo spinta da qualcosa a esplorare e a fare altro.

Il mio passaggio obbligato è stata una lunga pausa forzata generata da una malattia abbastanza seria. Una pausa che mi ha costretto a vedermi e ad ascoltarmi.
Una pausa senza la quale non sarei dove sono ora.

Per lungo tempo non sono stata in contatto con me, con il mio sentire, con le mie passioni, con le mie doti e talenti. Mi ero omologata a quello che ci si aspettava da me, a quello che 'è bene fare' a quello che è 'giusto fare'. Sì, giusto, ma per chi?

In questi 10 anni ho fatto tantissime esperienze, in realtà spesso anche molto diverse dalla mia, e queste esperienze mi hanno mostrato che non c'è un modo di vivere giusto o sbagliato in assoluto, ma che c'è in assoluto, un modo di vivere GIUSTO per me. Per chi sono, per il contributo che posso dare agli altri, per i miei doni e talenti.

Ecco perchè, con le persone che accompagno lungo il loro cammino, batto a sfinimento sul tasto della consapevolezza di sè, sull'ascoltarsi, sull'ascoltare il corpo.
Perchè, senza questo contatto con sè, si è come barche alla deriva, che sentono sì il vento arrivare, ma a poco a poco, perdono la forza di dirigere le vele.

Contatto, consapevolezza, conoscenza di sè.
Timone, barca, e vela.

 grazie a mio padre, 
che mi ha insegnato l'amore per il mare e per la vela.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

Photo by Ian Keefe on Unsplash





domenica 17 settembre 2017

Noi e gli altri

Gli altri sono altri.
Non sono te.
Non vedono il mondo con tuoi occhi, non sentono come te.
Possono anche essere la tua famiglia, ma non sono te.

Restare intrappolati nella paura di non soddisfare le aspettative degli altri è vivere una vita in catene.
Catene invisibili, ma sempre catene.

'Come possono sapere ciò che è meglio per te se non sono nella tua testa e nel tuo cuore?' *

E infatti non possono, non è possible. Potranno vederti solo attraverso la LORO testa, e il LORO cuore.
Per alcuni versi, non potranno mai rispettarti a pieno.

Sta a te, onorare te stesso.
Sta a te scoprire chi tu sia veramente.
Solo ed esclusivamente a te.

Ognuno di noi ha dentro di se' un dono meraviglioso che è solo suo, un talento che può e deve condividere con gli altri. Il primo talento è scoprire e ritrovare chi si è veramente.

Non siate mai schiavi delle regole altrui.
Scrivete le vostre, tracciate i vostri binari.
Solo quelli condurranno a una vita pienamente vissuta.
Solo quelli ci porteranno a scoprire la nostra essenza, che è la trama stessa della nostra unicità.

'- Ma, Ammiraglio, so che non mi capiscono, eppure sono sicura
che vogliono il meglio per me, nel loro esclusivo e personale
modo di guardare la vita.
- Come possono sapere ciò che è meglio per te se non sono
nella tua testa e nel tuo cuore?'
da Il guardiano del faro, Sergio Bambaren


Pranava MC Leboffe ©2017
(Riproduzione citando la fonte)




venerdì 15 settembre 2017

Essere come alberi

La Natura ci è maestra in molti modi.

Se osserviamo un albero mentre il vento lo attraversa, quello che ci colpisce e' insieme dell'albero. L'albero sta al vento con tutte le sue parti in armonia: rami, foglie, tronco. Non c'è una parte che si oppone al vento, che resiste, che cerca di andare in un'altra direzione.

Arriva il vento e tutte le parti, che compongono l'albero in quanto tale, si muovono in armonia.
Non c'è fatica, non c'è compromesso.
C'è il lasciarsi portare come parti di un tutto in armonia con il Tutto.

Nella vita, spesso questa armonia viene a mancare.

Ci sono degli eventi, delle relazioni, delle persone che fanno si' che questa armonia con noi stessi e con il vento della vita venga meno.
In quei momenti dobbiamo fare attenzione a noi, non all'evento o persona che ci sta provocando una resistenza o un cambio di direzione. Notare cosa in noi resiste o non è armonico, e semplicemente accogliere quel qualcosa e quel momento di disarmonia senza portare giudizio. Così facendo ci accogliamo, mantenendo la centratura su di noi e non perdendoci nell'evento o nell'altro.

Diamo tempo al corpo di lasciar svolgere il processo in atto e di imparare di nuovo a seguire il vento come un'unità, con il suo movimento armonioso.
Reimpariamo a essere Alberi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

Painting: Japanese screen by Seiki Yokoyama


giovedì 14 settembre 2017

La scelta giusta

La scelta giusta per noi semplicemente risuona con noi.

"Ci sono alcune scelte che, semplicemente, suonano giuste. Esse risuonano con il nostri desideri più profondi, e in qualche modo sono semplici. Ogni cosa in noi si rilassa quando diciamo 'sì' a questa scelta. Qualcosa dentro di noi, l'interferenza, scompare, la resistenza si fonde, la strada diventa chiara, e la giusta scelta fluisce facilmente". (Carolyn McMakin, The Resonance Effect, trad. Maria Cristina Leboffe).

Queste sono le scelte da fare. Queste sono le scelte giuste. Quelle in cui noi fluiamo.

Alla domanda: è bene per me? C'è un'unica risposta, quella in accordo con la nostra anima. Da qualche parte dentro di noi può esserci ancora qualcosa che resiste a questa scelta, ma, nel profondo, lo sappiamo che è quella giusta per noi.
Una volta fatta, ci sentiamo meglio, ci sentiamo fluire con la vita.
Anche se spesso, queste scelte, sono un salto nel buio.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)

Photo by Jeremy Bishop on Unsplash



lunedì 11 settembre 2017

“Tutta la vita è un paese straniero”

“Tutta la vita è un paese straniero”.
Niente di più vero di questa citazione di Jack Kerouac.

Eh già. Solo che questa cosa a volte non ci va tanto giu'.
Perché moltissime persone hanno una caratteristica: l'ansia per il controllo.
Per il controllo della propria vita e spesso anche di quella degli altri.

Vigilare, sorvegliare; esercitare un’azione di controllo.
Come si può pensare di farlo con la vita, che è continuo ed eterno movimento e mutamento?
Sarebbe un po' come imporre al vento da che parte tirare.
Impossibile.

Siamo spesso convinti di poter controllare la nostra vita.
Quando quello che facciamo è invece permettere alla paura che abbiamo della vita di controllare noi.
Non mi stancherò mai di ripetere l'importanza della frase 'lasciare andare'.
E la prima cosa da lasciare andare è il voler analizzare, controllare, comprendere. 
La vita è come un cavallo selvaggio. Che sembra selvaggio a noi, perché non lo comprendiamo completamente. Ma che in realtà è saggio, di una saggezza che gli deriva dall’abbandonarsi alle leggi della natura, dall’ascoltare i suoni portati dal vento, dal perseguire la propria libertà.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)


Quando il lasciar andare è più forte del tenere

Ci sono quei giorni che realizzi che lasciare andare è più forte del tenere.
E che nell'aggrapparsi c'è una paura di volare.
Ci sono quei giorni in cui sai già come andrà a finire.
Solo che non te lo vuoi ancora raccontare.
Quei giorni in cui qualcosa che prima aveva significato, improvvisamente non ce l'ha piu'.
Quei giorni in cui diventi più forte, perché è la tua storia che ti ci ha fatto, ma non lo sai ancora.
Quando arrivano, quei giorni, aspettati subito dopo, un cambiamento.
Un cambiamento importante, un giro di boa della tua vita.
Un nuovo oceano che arriva a riempire lo spazio di quello che, poco prima, hai lasciato andare.

La vertigine non è
Paura di cadere
Ma voglia di volare.
Jovanotti, Mi fido di te.
Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)


sabato 9 settembre 2017

Essere come diamanti

Fate che ogni momento della vostra vita sia come un diamante.
Fate che ogni parola, ogni gesto brilli di una luce purissima.
Lasciate che ogni sorriso, ogni azione sia un diamante che voi donate a chi vi sta vicino.
Diventate voi stessi diamanti.
Puri, trasparenti, vitali.
Lasciate che la vostra luce illumini gli altri, li tocchi nel profondo, li commuova.
Lasciatevi essere diamanti.
Lasciatevi essere chi voi veramente siete.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)


giovedì 7 settembre 2017

La felicità dei piccoli passi

La felicità si costruisce nei piccoli passi. Nelle cose semplici. Nella quotidianità.
La felicità non si costruisce con gesti eclatanti, si costruisce a piccole dosi.

La felicità appartiene ai processi della natura. Sono sicura che un albero è felice mentre vede una foglia che cresce lentamente. Mentre la sua forma si definisce. Mentre le sue venature si delineano. Un albero partecipa della crescita della foglia ma allo stesso tempo la vede, la osserva da lontano.
Un albero costruisce una foglia aiutato dal vento dalla terra dal sole.
Non la costruisce di botto. La foglia nasce e si sviluppa in un processo che comprende molti elementi e da tutti riceve qualcosa che la arricchisce.

Proviamo a essere così, nelle nostre vite.
Aperti e attenti a quello che abbiamo intorno.
Prendendo il meglio.
Dandoci tempo.

Immaginando che ogni singola goccia di sangue che abbiamo nelle vene viene arricchita, momento per momento, dalle esperienze che facciamo.
Cerchiamo di essere come l'albero: osserviamo la felicità crescere nelle nostre vite, lentamente, dandole il tempo di maturare e manifestarsi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

art by Louise Mead



Mia amata creatura, non spezzare più il tuo cuore.



Mia amata creatura, non spezzare più il tuo cuore.

Ogni volta che ti giudichi, tu spezzi il tuo cuore.

Ogni volta che ti giudichi, tu smetti di nutrire l'amore che è la fonte della tua vitalità.

E' arrivato il tempo. Il tuo tempo, di celebrarti.

E di vedere il buono che è in te.

Tu, mia creatura, sei divina. Pura. Tu sei completamente libera.

Non lasciare che nessuno, niente, nessuna idea o ideale ti ostacoli.

Se arrivasse qualcuno da te, anche nel nome della Verità, perdonalo per il suo essere ignaro.


Non combattere.


Lascia andare.


Dio è celato in te e tu sei sempre perfettamente al sicuro.

Non combattere l'oscurità. Semplicemente accendi la luce.

Lascia andare e respira nella bontà che tu sei.


- Swami Kripalvanandaji (Bapuji) -
(traduzione Maria Cristina Leboffe)


LE PAROLE SONO DIAMANTI

lunedì 4 settembre 2017

Il giusto sforzo

Ho un carissimo amico che da qualche mese è stato trasferito di reparto nella sua azienda. C'è a quanto ho capito un problema di produzione da risolvere, e lui, che è considerato uno in gamba, è stato mandato li' con lo scopo di risolverlo.

Da qualche mese, questo mio amico, non lo riconosco più.
È sempre stato appassionatissimo del suo lavoro, che ha scelto come sua via, e sereno nel farlo.
 Da qualche mese, le cose sono cambiate. È irascibile, scarico, teso, demotivato. Dai suoi racconti la situazione, nel reparto in cui è stato inviato, appare non risolvibile in assoluto, e gli sforzi ripetuti lo stanno prosciugando.

Questo mi ha fatto venire in mente il tema dello sforzo: quando di fronte a qualcosa, sia esso un lavoro o una relazione, iniziamo a doverci sforzare, e quello sforzo inizia a prosciugarci, è tempo di fermarci e chiederci se ne vale davvero la pena.
La maggior parte delle volte la risposta è no.
Perchè una cosa è lo sforzo, una cosa è l'impegno.

Se una cosa è giusta per noi, possiamo impegnarci per farla funzionare, potrebbe anche non essere facile all'inizio, ma quell'impegno ci gratifica, ci nutre, ci arricchisce, non ci prosciuga.
Altra faccenda è se l'impegno diventa sforzo.
Il primo passo è accorgercene, e in questo l'ascolto del corpo è fondamentale.
Già perché è il corpo che ci dice chiaramente che si sta sforzando, la mente può, almeno inizialmente, continuare a raccontarsela.

Quindi, per tutti noi, teniamo bene a mente la differenza tra impegno e sforzo.
E impariamo a lasciare andare quello che non fa più per noi.
Senza sforzo.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

sabato 2 settembre 2017

Domande e risposte

Ogni giorno mi vengono rivolte molte domande. Lavorando con le persone su tematiche che riguardano la loro vita, è normale.
A me le domande piacciono molto, anzi moltissimo.
Anche nei gruppi e seminari che facilito la parte 'momento delle domande' è quella che preferisco. Le domande mi stimolano nuovi ragionamenti enuovi punti di vista.

Spesso però la risposta che do è questa: perché non provi a stare per qualche tempo con questa domanda? Consiglio anche di scriverla e di tenerla per un certo periodo bene in evidenza.
Inizialmente le persone mi guardano in modo strano, e a volte forse pensano che io non voglia rispondere. Poi, spesso dopo aver fatto questo esperimento, comprendono.

Molte volte la domanda è piu importante della risposta, e, ad alcune domande, io saprei neanche come rispondere. Quello di cui la persona ha bisogno non è la risposta alla domanda, ma lo stare con il processo che l'ha generata. Stare con una domanda porta una consapevolezza enorme.
Le risposte arrivano nel corso dei giorni da sole, sotto forma di intuizioni, collegamenti, immagini, oppure sotto forma di una nuova domanda.

Alcune volte è meglio vivere la domanda che non cercare subito la risposta.

E quindi, perché non ti prendi del tempo per stare con la domanda che so ti sta arrivando in questo momento?

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)




venerdì 1 settembre 2017

Silenzio

C'e' un silenzio
non cercato e non voluto.

C'è un silenzio incontrato per caso.

C'è un silenzio che e'
un benvenuto di folla.

C'è un silenzio per me e per te.
Un silenzio di rose d'autunno, un silenzio del cuore,
un silenzio da andare a cercare.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

martedì 29 agosto 2017

Dal perché al come

Non è tanto importante conoscere il perché delle cose. Ma il come si manifestano in noi. Come noi reagiamo ad esse.

Comprendere il come ci rende liberi. Comprendere il come ci può portare anche a conoscere il perché, di solito come intuizione, ma non è lo scopo del viaggio.

Comprendere il come è dire al nostro corpo: ok, vedo come stai reagendo a questo evento, vedo e comprendo i passi che stai facendo, sono con te. Comprendere il come è accettarsi, accettare che in questo momento le mie reazioni e azioni sono queste, e stare con esse. Senza giudicare e senza paura.

La carica di attivazione che può derivare dalla non comprensione delle nostre reazioni ai fatti della vita è altissima. È un po' come se io venissi attaccato da un orso e oltre alla paura dell'orso ci fosse una voce che ci dice - ma perché hai paura dell'orso? - non dovresti aver paura dell'orso -  beh se hai paura dell'orso c'è qualcosa che non va in te. Cercare di arrivare a un perché spesso porta al giudizio verso noi stessi. Capire il come porta a una distensione, un rilassarsi nel vedere un processo che ora, in questo momento della nostra vita è così. Potrà cambiare, in futuro, ma ora è così.

Comprendere il come e accettarlo è allearsi con il corpo e le sue reazioni, sotterrando l'ascia di guerra contro di noi.

'Ma forse e’ perche’ io sono un selvaggio e non posso capire'.
Capo Seattle

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)


se desideri iscriverti alla mia newsletter, invia una mail a: leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com



se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com


Quella voce che non vogliamo ascoltare

La voce che spesso non vogliamo ascoltare è la nostra stessa voce.

Quella voce che è sincera e potente, e spesso fa paura.

Quella voce che ci dice 'cambia, aspetta, fermati, ok vai'.
E noi che le rispondiamo:
- no non cambio figuriamoci, io sto bene così (e sappiamo che no è vero),
- aspettare io? Figuriamoci, devo farlo ora (e sappiamo che non è il momento giusto),
- fermarmi io? Non se ne parla, devo fare, devo andare, devo...(e invece avremmo bisogno di fermarci),
- andare io? Ma no, non è per me questo (e invece è proprio per te, solo che non te lo concedi).

Siamo noi i principali nemici di questa voce, non gli altri, non le condizioni che abbiamo intorno, no.
Siamo noi con le nostre paure, le nostre insicurezze, il nostro vissuto.

Questa voce, se ascoltata, ci suggerisce per il meglio, ci guida, ci sostiene.
Perché è la voce dell'Anima, che è sempre un passo già davanti a noi, e ha chiaro cosa è bene per noi.

La prossima volta che da dentro sentite arrivare un messaggio, prendetevi tempo per ascoltarlo, per capirlo.
La voce dell'Anima è facilmente riconoscibile: sa di Verità.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)

Immagine: Hiroshige, No. 102 in the series Meisho Yedo Hiakkei (One Hundred Famous Views of Edo), 1857.



lunedì 28 agosto 2017

Sentirsi persi - sul Trauma (2)

Essere e sentire vanno insieme. Sono spontanei.
Non ci può essere un 'essere' senza il sentire e un sentire senza l'essere.
E in questo il corpo è fondamentale.
Per questo chi non sente il corpo non sente sè stesso.

Ci possono essere molte cause per cui si perde il contatto con il corpo.
Corpi congelati e dissociati.
Persone che non si "sentono", ovvero non sentono il corpo.
E che davanti a eventi ed esperienze di vita apparentemente banali, improvvisamente, si perdono.

Alla base di questi meccanismi c'è una sola cosa: il trauma.
Parliamo di traumi prenatali, del parto, post-natali nella fase di attaccamento, traumi dovuti ad incidenti, a operazioni, a malattie violente (*).

Tutti, in qualche momento della nostra vita, abbiamo fatto esperienza di eventi simili.

Uno dei segni che lascia un trauma nella persona, è il sentirsi persa.
Il sentirsi persa sempre e comunque, con chiunque e in qualunque condizione.
Il sentirsi persi deriva da una mancanza di contatto con il corpo, che è il principale alleato del nostro percorso su questa terra.
E' un po' come se camminassimo cercando la mano di un adulto e non trovandola mai.

Questo è uno degli aspetti di una condizione che è stata definito PTSD(*), Post traumatic stress disorder, Disturbo da stress post traumatico, che si può riattivare in qualunque momento della vita. Una condizione che è trattabile e risolvibile, nel corpo.
Un nuovo contatto con il proprio corpo, con le proprie sensazioni, a partire da uno stato di risorsa, è la cura. Un processo naturale che va riattivato. Un processo verso il tornare a vivere una vita più piena, più sentita e più vera.

Il nostro corpo è la mano che ci accompagna e ci conduce nella vita.


'Non mi interessano i miracoli che accadono fuori di me, 
ma solo quelli che accadono dentro di me.'
Nisargadatta Maharaj
Maria Cristina Leboffe
(riproduzione citando la fonte)

(*) per chi volesse approfondire:
- pagina web: CHE COS'è IL TRAUMA

immagine:
Hokusai- Gru - Quick Lessons in Simplified Drawing 




sabato 26 agosto 2017

Riconoscere i segni

I segni sono i passi
lasciati dall'Universo
nella neve.

Riconoscere i segni che ci arrivano nella nostra quotidianità e che ci indicano la direzione da dare alla nostra vita, fa parte dell'arte di essere presenti, sempre e comunque, a tutto quello che ci si presenta, bello o brutto che sia.

Ci vuole attenzione per fare questo: un'attenzione che è da tenere sempre ben viva e che non costa fatica: tutto quello che ci circonda siamo noi, quindi, in realtà, questa attenzione, questa cura nell'osservare, la dedichiamo a noi stessi.

Il Campo, Dio, l'Aion, possiamo chiamarlo in molti modi, sa già tutto. Sa già cosa è bene che avvenga nella nostra vita, sa già in che direzione condurci, sa già quali esperienze ci saranno utili.

Sta a noi fidarci e affidarci, senza opporre resistenza.
Tenendo sempre presente che il Campo, Dio, l'Universo Intelligente siamo noi, e che se resistiamo opponiamo in realtà resistenza a noi stessi e alla nostra vera natura-missione.

La fiducia (Fede) in questa Intelligenza che sa ciò che è buono per noi va coltivata, giorno dopo giorno, fino ad arrivare ad abbandonarci a questa guida amorevole che ci condurrà a nascere veramente a noi stessi.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)










venerdì 25 agosto 2017

Sul lasciarsi andare


Spesso non è facile lasciarsi andare.
Fa paura.
Paura di tutte quelle volte che ci siamo lasciati andare e siamo stati feriti.
Paura di tutte quelle volte che ci siano lasciati andare e non siamo stati accolti, o capiti.

Nel trattenersi però, che è l'opposto del lasciarsi andare, ci sono due casi diversi di paura.
Una è il timore di essere feriti nuovamente, che ciò che ci è capitato possa ripetersi.
L'altra è una paura istintuale, che ci segnala che davvero, in questo caso, è pericoloso per noi, per la nostra integrità, aprirsi.
Una è il timore di chi ha paura a riprendere a guidare dopo aver avuto un incidente, l'altra è l'istinto animale di difesa.

Cosa fare per capire in quale delle due situazioni siamo?
Prendere tempo. E ascoltarci.
Il tempo aiuta a creare spazio tra noi e la decisione da prendere, l'ascolto ci permette, piano piano, di comprendere in quale situazione ci troviamo.

Perché lasciarsi andare è bello, arricchisce la vita, ma va fatto sempre nella consapevolezza.
In quella sicurezza che nasce dall'essersi presi il tempo giusto e dall'essersi ascoltati.

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)

mercoledì 23 agosto 2017

Fare spazio


Non sono gli eventi che ci capitano a farci stare male. No.
Sono le nostre reazioni agli eventi stessi.
Sono i giudizi che emettiamo su noi stessi in relazione all'evento.
Sono tutto ciò che non c'entra con l'oggettivita' dell'evento stesso.

Questo processo ha un punto di avvio, non capita a caso, scatta, come una molla (tipo la trappola per topi) e poi si sviluppa in un malessere diffuso.
Abbiamo varie possibilità per fare che questo non avvenga.
Una è osservare che la molla del giudizio e della paura è scattata, e cercare di interrompere il processo del malessere. Ma l'altra è allontanarci dalla molla, fare spazio tra noi e la molla, in modo che non possa scattare.
Per fare spazio dobbiamo diventare osservatori, semplicemente osservare il quadro che abbiamo davanti, globalmente. Scattare un'instantanea di quell'evento o quel momento che ci turba. Ampliare il campo di osservazione.
Nello spazio che si crea si apre una porta per una comprensione di quello che sta avvenendo, e per sospendere il giudizio. Lo spazio ci impedisce di essere risucchiati e ci da la possibilità di scegliere cosa fare negli istanti successivi.
Scegliere se restare, allontanarci o semplicemente attendere.
Lo spazio che si apre è una possibilità di scelta.

'Quando il lavoro interiore ha radici nella comprensione del vuoto,
ci spostiamo dal “corpo della paura” alla libertà innata.'
Jack Kornfield
(da innernet.it)

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)

domenica 20 agosto 2017

La strada della nostra vita


È importante sapere dove ci troviamo nella strada della nostra vita.
Abbiamo preso una decisione e stiamo iniziando qualcosa di nuovo?
Siamo in una fase di transizione?
Qualcosa è finito e siamo in un momento di pausa?
Stiamo maturando una decisione importante?
Sapere dove siamo ci aiuta a non disperderci, a guardare quello che stiamo vivendo con realismo e con fiducia.
Ci aiuta a non scoraggiarci, e a dosare le nostre energie, consci che in tutte le cose c'è un ordine naturale, che ha suoi tempi e suoi passi, al quale possiamo adeguarci senza fatica.

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)

sabato 19 agosto 2017

Essere pesci e non sassi



Non fissiamoci in una convinzione.
Non stabiliamoci in un ruolo.
Diamo modo ai cambiamenti di avvenire.
Diamo modo alla vita di avvolgerci di nuovo nella sua onda.
Accogliamo i momenti di disorientamento come benedizioni.
Osserviamo i nostri cambi di direzione con curiosità.
Si dice che la vita sia un flusso, una grande onda che ci porta.
Ed è vero, ci porta, e mentre ci porta ci sostiene.
Lasciamo andare ogni certezza, ogni credo estremo.
Possiamo essere immersi in questo flusso in eterno movimento solo se siamo movimento anche noi.
Se siamo pesci e non sassi.

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)
immagine: painting by Pedro Covo, artist and illustrator.

giovedì 17 agosto 2017

Il mio Ferragosto

Il mio Ferragosto è stato un Ferragosto di mare.
E di un viaggio in treno che farò fatica a dimenticare.

Un viaggio in un treno pieno di turisti dove, complice la giornata, mi stavo per addormentare. Quando ho chiuso gli occhi ho iniziato a sentire una canzone sussurrata. Era bellissima. Era un motivo africano. La cantava sottovoce il ragazzo senegalese seduto dietro di me. È andato avanti per buoni 10 minuti, e questa canzone era talmente bella e talmente struggente che alla fine mi sono venute le lacrime agli occhi. Quando ha smesso di cantare, ha iniziato a singhiozzare. A lungo. Ho chiesto ai signori africani che erano con lui (non giovanissimi) se avevano bisogno di aiuto e quello che lo stava rincuorando mi ha detto: Piange per l'Africa. Ha pianto per tutta la rimanente durata del viaggio e quando ci siamo alzati per scendere, l'ho guardato, non arrivava a vent'anni.
Avrei voluto solo dirgli che mi dispiaceva, che potevo solo immaginare cosa stava passando, ma non ho detto nulla, perché negli occhi gli ho visto un'orgoglio da ragazzo.
Ecco questo è stato il mio ferragosto, con questo viaggio in treno che credo non dimenticherò mai*.

Maria Cristina Leboffe
(riproduzione citando la fonte)

*Questo è un post scritto il 15 agosto sera, di getto, sul mio profilo FB. L'emozione nel rileggerlo è stata così forte, che ho deciso di riproporlo anche qui nel blog.
In Italia gli immigrati ad oggi sono valutati in un numero di 5.026.153 persone, l'8% della popolazione totale. Ovvero 8 persone su cento sono migranti o lo sono stati.





martedì 15 agosto 2017

Il tempo è la nostra casa




Arrediamo il tempo come se fosse la nostra casa: con momenti belli.
Quando scegliamo gli oggetti o arredi per la nostra casa, li scegliamo con cura, li valutiamo, e alla fine prendiamo quelli che ci ispirano, che ci piacciono veramente. Ecco, così possiamo fare con il nostro tempo. Arredarlo di momenti belli, scelti con cura, arredarlo di momenti sentiti, e non di un tempo a caso, fatto tanto per fare.
Il tempo è la nostra casa: i momenti che scegliamo di vivere la possono rendere bellissima.
Diventiamo i migliori arredatori della nostra vita.

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)
foto Cross+Studio Milano

Le sillabe del Cuore



Vivere in comunione con il nostro cuore significa ascoltarlo, sempre.
Significa ascoltarlo in ogni momento delle nostre giornate.
Significa far partire i nostri gesti, le nostre decisioni, le nostre direzioni, dal cuore.
Per sentire poi che il nostro cuore gioisce, quando viene ascoltato, e che gioisce per noi, che stiamo seguendo la strada verso la nostra gioia più grande, il vivere la vita in accordo al nostro sentire profondo.

'Da quel giorno il ragazzo imparò a comprendere ogni sillaba del proprio cuore
 e gli chiese di non abbandonarlo mai. E lo prego' anche di strizzargli il petto, quando si fosse allontanato dalla via che portava ai propri sogni - sarebbe stato un valido segnale di allarme. Giurò che, ogniqualvolta lo avesse udito, sarebbe tornato al proprio cammino'. Paulo Coelho, L'Alchimista

(Dedicata a Lucia)

Maria Cristina Leboffe
(Riproduzione citando la fonte)



sabato 12 agosto 2017

Sto iniziando ad ascoltare il mio corpo



Qualche giorno fa una giovane cliente, nella chiacchierata introduttiva a una sessione di BCS, ha risposto alla domanda: "Come sta andando" con un: "Bene, sto iniziando ad ascoltare il mio corpo".
Una parte di me ha esultato. Mi riempie sempre di gioia, quando a un certo punto del loro percorso, le persone mi dicono questa frase, che, in tutta la sua semplicità, è in realtà di una potenza incredibile. Persone che arrivano da me spaventate, tese, spesso esaurite, e che dopo qualche sessione mi dicono: ho reiniziato ad ascoltarmi, ho reiniziato a sentirmi, e posso utilizzare questa mia abilità nella mia vita quotidiana.

Oggi stavo ripensando a questa sua semplice affermazione. E questo ha contribuito ancora di più a farmi comprendere qual è, per me, il senso del mio lavoro. Far ritornare le persone a sè stesse, in contatto, e renderle autonome.

Credo fermamente nell'effetto sociale a catena che persone presenti a sè stesse e responsabili possono portare. Saranno padri e madri in ascolto, saranno professionisti attenti al cliente, saranno persone che avendo imparato ad ascoltarsi, si rapporteranno con gli altri a partire dal cuore.

Sì perchè alla fine sta qui il segreto.

Una persona che si ascolta, attenta alle parole che il suo corpo le dice, che si rispetta, si relazionerà con gli altri non a partire dalla rabbia o dalla paura, ma dal cuore.*

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)

(*)  da: Biodinamicacraniosacrale.blogspot.it


The more we connect with others
and embrace the reality of our interconnected nature,
the more we’ll live with meaning, compassion, equanimity, and purpose.

Più entriamo in contatto con gli altri
e comprendiamo la realtà della nostra natura di essere inteconnessi,
più vivremo la nostra vita con significato, compassione, equanimità e scopo.
(Daniel Siegel)




giovedì 10 agosto 2017

L'Anima vola



Siamo impregnati di Anima. L'Anima permea tutte le nostre cellule, guida la danza delle nostre molecole. L'Anima è onnipresente nel nostro corpo, nello spazio in cui ci muoviamo, nell'aria che respiriamo. Tutto è Anima. L'Anima ci anima. Ci spinge. Ci accompagna. Ci accoglie.
Solo che spesso noi ci opponiamo, abbiamo paura, non vogliamo vedere. Beh, l'Anima sa anche questo. Ed è li che aspetta, amorosa, che noi lasciamo andare. Che lasciamo andare la paura di vivere che, in qualche modo, abbiamo assimilato, paura che ormai non fa più parte della nostra realtà e della vita che stiamo vivendo. L'Anima vola già in avanti, perlustra i territori che percorreremo, e sa già quali sono le nostre direzioni di gioia. Sta a noi ascoltarci, sentire cosa è bene per noi, prenderci il tempo per farlo, e poi lasciarci andare.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)

L'anima vola 
Le basta solo un po' d'aria nuova
(Elisa)



martedì 8 agosto 2017

Stare con quello che c'è

Non ci viene chiesto altro che stare con quello che c'è.
L'esistenza ce lo chiede, il nostro corpo ce lo chiede. Stare con quello che c'è significa stare con qualsiasi cosa si presenti, lasciando che si sviluppi e si dissolva naturalmente.
Così funziona il corpo. Così funzionano tutti i processi della natura.

Un albero sta ben radicato e fermo nel vento, attendendo che passi, lasciando che porti via delle foglie secche, se ve ne sono. Un'onda si lascia andare all'oceano, ne emerge e poi si dissolve. L'albero ha fiducia nella terra che lo sostiene e nelle proprie radici, l'onda ha fiducia nel mare.

Così fanno tutti i processi che si attivano nella nostra vita.
Se attraversiamo un dolore, stiamo con lui, non contro di lui.
Se un dolore ci parla, ascoltiamolo, non tappiamoci le orecchie per non sentire.
In tutto questo abbiamo un alleato, il corpo: se gli diamo fiducia, non opponendoci alle realtà della vita, il corpo è in grado di auto-riorganizzarsi e di liberare naturalmente energie e tensioni.

Stiamo con quello che c'è. Come fa l'albero con il vento.
Certi che ogni processo nasce, si sviluppa e si dissolve.
E che noi abbiamo infinite risorse per stare dentro questo processo.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati, è in corso di pubblicazione un libro)



se desideri iscriverti alla mia newsletter, invia una mail a: leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com
(riceverai, gratuitamente, un estratto del primo volume del mio libro)

se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post,
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a:
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com
)





giovedì 3 agosto 2017

Passo dopo passo

Ogni nostra vita è composta da tutti i gesti che compiamo, da tutte le parole che diciamo, da tutte le direzioni che prendiamo in ogni momento delle nostre giornate. E non è che ci siano gesti chiave o eclatanti. Ci sono gesti semplici.

Una vita vissuta nel flusso è fatta di infiniti momenti semplici vissuti nel flusso. Non di è fatta di momenti estremi. Si autocostruisce nella facilità.

Noi edifichiamo il nostro benessere passo dopo passo, giorno dopo giorno, agendo secondo quella guida interiore che, ad un certo punto del nostro cammino, non possiamo più ignorare. 
Semplicemente non possiamo.
E quando ci lasciamo andare a questa guida, stiamo certi che tutto, proprio tutto, diventera' semplice. E fluido.
E se anche in certi momenti questa nostra guida ci farà fare dei percorsi incomprensibili, sarà proprio in quei momenti, ancor di più importante lasciarsi andare.
Per scoprire che c'è un'Intelligenza al lavoro, che ci spinge, dolcemente, in un'esplorazione di noi stessi che è il più bel viaggio che potremo mai fare.

Mara Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)



venerdì 28 luglio 2017

Una giornata diversa


Quando ero ragazzina l'estate voleva dire un'unica cosa: andare al mare.
C'era l'attraversare, via mare, del confine gli stabilimenti balneari per raggiungere gli amici, c'erano le sere che si era gli ultimi, ma proprio gli ultimi, a lasciare la spiaggia, eravamo la disperazione dei bagnini. C'erano gli amori estivi, che si pensava sarebbero durati per sempre.
E poi c'erano le giornate (di solito una, al massimo due nel corso della stagione), in cui il tempo si rannuvolava ed arrivava la pioggia.
Quelle erano le mie giornate preferite.
Erano giornate diverse, la spiaggia era diversa, gli amici erano diversi, la città estiva sembrava diversa. Cambiava qualcosa nel ritmo dei nostri cuori, la pioggia e l'acqua grigio-cielo ci costringevano a rallentare, a fare cose diverse (molti giocavano a carte, io di solito insistevo a stare in spiaggia fino a che il mio asciugamano acquistava la consistenza del muschio d'autunno).
Erano giornate diverse, che ti davano un nuovo punto di vista e di solito nuovi stimoli.Questo mi fa venire in mente che ogni tanto ci serve una giornata diversa. Fuori dal tempo. O in tempo contrario.
Una giornata che ci consenta di prendere un punto di vista diverso su quello che stiamo vivendo.
Una giornata che sia uno spazio diverso, inusuale, uno spazio che non conosciamo. Dalla meraviglia e dalla curiosità che una giornata così può portare, si può riaccendere la nostra vita.
E possiamo tornare a noi diversi, più curiosi forse anche nei confronti del resto della vita.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)


Cercare una soluzione

Tutti arriviamo nella vita a un punto in cui dobbiamo cercare una soluzione a quello che stiamo vivendo, ad uno stato, un 'mood' che dura da troppo tempo, a una situazione che ci sta stretta. Ed è facile che, arrivati a questo punto di non ritorno, si inizi compulsivamente a cercare una soluzione all'esterno.

La soluzione non è mai al di fuori di noi.

La soluzione è già dentro di noi. La soluzione è contenuta in quel vuoto dell'ascolto che possiamo creare in noi.



Volete trovare una soluzione? Prendetevi una pausa, create uno spazio vuoto (anche non fisico) nella vostra vita. State fermi.
La soluzione non si trova iniziando a muoversi in tutte le direzioni che ci vengono in mente, o contattando tutte le persone che abbiamo intorno.

La soluzione arriva dallo stare fermi, da quel vuoto che si crea in una pausa.

Non mi stancherò mai di ripetere alle persone, clienti e non, l'importanza della pausa.
Il nostro corpo, fisiologicamente, in quella pausa si carica di potenza. E poi decide dove dirigere quella potenza, verso quale nuova direzione orientarsi. Ma se non gli date mai modo di farlo, di fermarsi per accumulare quella potenza, il vostro sistema andrà comunque avanti, arrivando ad esaurirsi.

L'importanza della pausa e del vuoto è un tema molto sottovalutato, in una realtà sociale in cui ci riempiamo di cose da fare, da leggere, da ascoltare. E invece è proprio da uno spazio di vuoto e di pausa che sorge l'intuizione delle nostre soluzioni, non da un caos affollato di idee, azioni e pensieri.

Maria Cristina Leboffe©2017
(tutti i diritti riservati)




se desideri iscriverti alla mia newsletter, invia una mail a: leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com


se vuoi condividere impressioni, rilfessioni o commenti stimolati da questo post, 
scrivi nei commenti qui di seguito o invia una mail a: 
leparoledelcorpo@mariacristinaleboffe.com





mercoledì 26 luglio 2017

Il corpo sa già ogni cosa

Il corpo sa, ma non è presuntuoso.

Ci conduce lungo la strada
come un padre affettuoso,
come una madre presente,
come un fiume calmo, a volte impetuoso.

Il corpo è bandiere, linguaggi, pensieri.

È una storia scritta nelle cellule.
È una danza di molecole e respiro.

Il corpo è la strada verso casa.

Il corpo è il nostro Risveglio.

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)


Il ritmo della pace



Tutte le esperienze forti che facciamo nella vita lasciano un segno.
Tutte. Da come avviene il nostro concepimento, se desiderato, non desiderato, casuale, con sforzo infinito, a quando nasciamo, a come cresciamo, alle esperienze, dure, che tutti attraversiamo nel corso della nostra esistenza su questo pianeta.
E' bene ricordare sempre che, anche se messo davanti a tutto questo, il nostro corpo ha infinite risorse, interne, esterne, per riequilibrarsi, per ridiventare coerente, per riacquistare quel ritmo di serenità che è suo proprio.
Un ritmo equilibrato e dolce, un ritmo che porta la pace, quel ritmo di eterna contrazione ed espansione che abbiamo in comune con tutta la Natura e con l'Universo.

Il tempo è la linfa vitale del jazz. 
Non il tempo dell'orologio 
e neppure quello marcato dallo spartito. 
È il tempo di swing. 
(Wynton Marsalis)

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)

lunedì 24 luglio 2017

Io ti prego, osa

C'è una frase bellissima che mi colpisce da sempre nel film 'Tornare per rivivere' di Claude Lelouch (Partir et Revenir).

Il film, ambientato nella Francia della seconda guerra mondiale, narra la storia di una ragazza ebrea e del suo ritorno, a guerra finita, nel luogo dove la sua famiglia era stata prima nascosta, poi denunciata e infine catturata.

La frase è questa: "Je t'en prie: ose"- io ti prego, osa.

E' la frase che la protagonista, Salomé Riviére rivolge a Vincent, il suo amore di ragazza con il quale si riunisce al suo ritorno dai campi di concentramento.

Io ti prego osa, vai oltre a te stesso, per me. Nel film, l'atto dell'osare da parte di Vincent porterà a un epilogo tragico ma catartico per tutti i protagonisti.

E qui mi trovo a scrivere ancora un'articolo sul tema dell'osare.

Osare può avere un doppio significato: compiere un'azione impudente, eccessiva, non conforme oppure può significare 'avere il coraggio di'. In entrambi i casi, è un'azione di rottura di un'equilibrio, una meteora che cambia una situazione, una presa di coscienza diversa per tutte le persone coinvolte.

Riflettevo sul fatto che per osare in qualcosa, si deve essere se' stessi. Non posso osare essendo qualcun'altro. La forza che è insita nell'azione dell'osare è del mio essere intimo, è qualcosa che a un certo punto irrompe, viene fuori, non posso più trattenere.

E qui propongo una riflessione, per tutti noi: qual è stata l'ultima volta che hai osato qualcosa? Come ti sei sentita/o dopo? E sopratutto, da quanto tempo è che non osi più nella tua vita?

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)









sabato 22 luglio 2017

Per espandersi bisogna partire da un centro - Sul Trauma (1)

Cosa vuol dire che per espandersi bisogna partire da un centro? Vuol dire che prima questo centro lo si deve avere, e bello solido. A chi mi chiede ma come faccio a trovare il mio centro, di solito rispondo: il tuo centro sei tu. Tu e solo tu. Tutto tu, non più una parte o un'altra. Tu, intero. Tu, nel tuo corpo.

Lavoro con molte persone che non sentono il corpo. Letteralmente non lo sentono. E che, durante le pratiche di SE o le sessioni di BCS, mi dicono eh sì il mio corpo non lo ascolto molto. Come se il corpo fosse altro da loro, come se non fosse loro.
Beh, ma dai, banale direte, si sa ormai che siamo fatti di una unità di corpo e mente. Chi ha esplorato sè stesso o fatto un percorso di crescita personale, lo sa. Da lì a farne esperienza diretta nel quotidiano, però, ce ne passa. Questo non perchè ci siano persone meno capaci di altre. Ma perchè nella vita di quelle persone ci sono stati degli eventi forti, singoli o degli eventi ripetuti nel tempo che hanno fatto sì che il corpo e le sensazioni corporee venissero messe a tacere.

E queste stesse persone vivono apparentemente una vita appagante, ma sanno, nel profondo di essere insoddisfatte, sentono una sofferenza di sottofondo, un male di vivere. Ricadono sempre negli stessi schemi. E sopratutto non sono a contatto con la piacevolezza della vita. Il loro corpo, per difendersi, ha scelto di non sentire il dolore, si è chiuso in una contrazione. Ma quella contrazione lo ha chiuso anche alla piacevolezza e alla gioia della vita.

Per tornare ad espandersi alla vita l'unica strada è fare pace con il corpo, accoglierlo, accogliere e ascoltare le sensazioni corporee. L'unica strada è lasciare andare, nel qui ed ora, queste memorie incistate nelle nostre cellule.

Ed è possibile. Ed è allora possibile con questo costruire una società fatta di persone coscienti di sè stesse, che si relazionano a partire dai propri talenti e dalle proprie gioie, e non dalle proprie ferite.

Il trauma è forse la causa di sofferenza umana maggiormente incompresa,
elusa, sottovalutata, e non curata.
da SomaticExperiencing.it


Maria Cristina Leboffe(tutti i diritti riservati)




mercoledì 19 luglio 2017

A mano a mano

Mi sono svegliata con questa canzone in testa. La versione cantata da Rino Gaetano. Struggente e bellissima. Nel corso del tempo ho imparato che le canzoni che mi tornano in mente hanno un messaggio per me, legato al momento che sto vivendo. E, oggi, mi sono chiesta qual è il messaggio di questa canzone.
A mano a mano. Lentamente, per gradi, con le mie mani. Posso concedermi di stare in questo 'a mano a mano', senza forzare la vita, senza per forza già voler vedere la fine.
Guardare le nostre mani, osservarle per qualche momento, ci aiuta a ricordare che per costruire una casa gli operai ci mettono tempo, facendo le cose 'a mano a mano', procurando i materiali, assemblandoli, iniziando a metterli in opera. Ogni fatto della nostra vita segue questa progressione: a mano a mano costruiamo un amore, a mano a mano creiamo un progetto, a mano a mano portiamo dei cambiamenti.
A mano a mano.
Osservatele, ogni tanto, le vostre mani. Non sono bellissime?

Maria Cristina Leboffe
(tutti i diritti riservati)
Ma... dammi la mano e torna vicino
Può nascere un fiore nel nostro giardino
Che neanche l'inverno potrà mai gelare
Può crescere un fiore da questo mio amore per te.
A mano a mano, Rino Gaetano, testo Riccardo Cocciante


martedì 18 luglio 2017

Non è più possibile delegare

Non è più possibile delegare la nostra felicità, il nostro benessere, agli altri.
La vita, per quanto sia scontato dirlo, è la nostra.
Il corpo, è il nostro.

Solo noi (la nostra mente, il nostro corpo), ne conosciamo la storia, che è unica per ognuno di noi. Smettiamola di credere e pensare che altri possano dirci cosa è bene per noi. Smettiamola davvero. Risvegliamo quella saggezza innata, quella intelligenza che è dentro di noi, che sa cosa è giusto per la nostra vita. Che sa cosa veramente ci rende felici. Gli altri, lasciamoli parlare. Troviamo, in ogni cosa, il nostro modo. Un modo libero dai condizionamenti familiari, sociali. Un modo vero. Il nostro.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)







I post più letti