lunedì 4 settembre 2017

Il giusto sforzo

Ho un carissimo amico che da qualche mese è stato trasferito di reparto nella sua azienda. C'è a quanto ho capito un problema di produzione da risolvere, e lui, che è considerato uno in gamba, è stato mandato li' con lo scopo di risolverlo.

Da qualche mese, questo mio amico, non lo riconosco più.
È sempre stato appassionatissimo del suo lavoro, che ha scelto come sua via, e sereno nel farlo.
 Da qualche mese, le cose sono cambiate. È irascibile, scarico, teso, demotivato. Dai suoi racconti la situazione, nel reparto in cui è stato inviato, appare non risolvibile in assoluto, e gli sforzi ripetuti lo stanno prosciugando.

Questo mi ha fatto venire in mente il tema dello sforzo: quando di fronte a qualcosa, sia esso un lavoro o una relazione, iniziamo a doverci sforzare, e quello sforzo inizia a prosciugarci, è tempo di fermarci e chiederci se ne vale davvero la pena.
La maggior parte delle volte la risposta è no.
Perchè una cosa è lo sforzo, una cosa è l'impegno.

Se una cosa è giusta per noi, possiamo impegnarci per farla funzionare, potrebbe anche non essere facile all'inizio, ma quell'impegno ci gratifica, ci nutre, ci arricchisce, non ci prosciuga.
Altra faccenda è se l'impegno diventa sforzo.
Il primo passo è accorgercene, e in questo l'ascolto del corpo è fondamentale.
Già perché è il corpo che ci dice chiaramente che si sta sforzando, la mente può, almeno inizialmente, continuare a raccontarsela.

Quindi, per tutti noi, teniamo bene a mente la differenza tra impegno e sforzo.
E impariamo a lasciare andare quello che non fa più per noi.
Senza sforzo.

Maria Cristina Leboffe©2017
(Tutti i diritti riservati, è in preparazione un libro)

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