venerdì 28 luglio 2017

Una giornata diversa


Quando ero ragazzina l'estate voleva dire un'unica cosa: andare al mare.
C'era l'attraversare, via mare, del confine gli stabilimenti balneari per raggiungere gli amici, c'erano le sere che si era gli ultimi, ma proprio gli ultimi, a lasciare la spiaggia, eravamo la disperazione dei bagnini. C'erano gli amori estivi, che si pensava sarebbero durati per sempre.
E poi c'erano le giornate (di solito una, al massimo due nel corso della stagione), in cui il tempo si rannuvolava ed arrivava la pioggia.
Quelle erano le mie giornate preferite.
Erano giornate diverse, la spiaggia era diversa, gli amici erano diversi, la città estiva sembrava diversa. Cambiava qualcosa nel ritmo dei nostri cuori, la pioggia e l'acqua grigio-cielo ci costringevano a rallentare, a fare cose diverse (molti giocavano a carte, io di solito insistevo a stare in spiaggia fino a che il mio asciugamano acquistava la consistenza del muschio d'autunno).
Erano giornate diverse, che ti davano un nuovo punto di vista e di solito nuovi stimoli.Questo mi fa venire in mente che ogni tanto ci serve una giornata diversa. Fuori dal tempo. O in tempo contrario.
Una giornata che ci consenta di prendere un punto di vista diverso su quello che stiamo vivendo.
Una giornata che sia uno spazio diverso, inusuale, uno spazio che non conosciamo. Dalla meraviglia e dalla curiosità che una giornata così può portare, si può riaccendere la nostra vita.
E possiamo tornare a noi diversi, più curiosi forse anche nei confronti del resto della vita.

Maria Cristina Leboffe
(Tutti i diritti riservati)


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